MARTEDÌ 23 APRILE 2019
L'inchiesta

Appalti fantasma nell'Asl Na 3, arrestato funzionario accusato di avere favorito imprese dei Casalesi

Sebastiano Donnarumma, di Pimonte, avrebbe ricevuto in cambio soldi e favori

di redazione

Avrebbe avuto un ruolo chiave. Arrestato un dirigente dell’Asl Na 3 accusato di avere aperto le porte dall’azienda sanitaria ad imprese dei Casalesi. Dalle prime ore di questa mattina, in esecuzione di un provvedimento emesso dal Gip di Firenze, nell’ambito di indagini coordinate dalla direzione distrettuale antimafia della procura della repubblica di Firenze, finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Lucca stanno procedendo, in Toscana e in Campania, all’esecuzione di cinque ordinanze di custodia cautelare, 50 perquisizioni e sequestri di beni, per circa 6 milioni di euro, nei confronti di 30 aziende, imprenditori contigui al clan dei casalesi e relativi prestanome, nonché di un funzionario pubblico corrotto, dirigente dell’Asl 3 di Napoli sud. Il sodalizio stabiliva consolidati rapporti con Sebastiano Donnarumma, residente a Pimonte, dirigente responsabile del “Servizio Tecnico Area Sud”, il quale non solo aggiudicava l’appalto in violazione delle norme di trasparenza, correttezza e imparzialità, ma consentiva al sodalizio di conseguirne il pagamento pur in assenza di qualsivoglia esecuzione dei lavori. Negli ultimi anni sarebbe riuscito "a incamerare illecitamente e a costo zero appalti per oltre 6 milioni di euro che venivano riciclati nello svolgimento delle attività immobiliari" dello stesso gruppo. Quanto al pubblico ufficiale Donnarumma, quest’ultimo, a fronte dei favori resi all’organizzazione, otteneva denaro, la vendita di un appartamento ad un prezzo ampiamente sottostimato e altre utilità a favore di suoi familiari.
Le investigazioni, coordinate dal procuratore capo Giuseppe Creazzo e dal sostituto procuratore Giulio Monferini, hanno evidenziato un gruppo criminale, basato in provincia di Lucca, che ruotava intorno agli imprenditori edili A. De Rosa, residente a Lucca, F. Piccolo, residente a Caserta e L. Piccolo, residente a Montecarlo, i quali, utilizzando società con sede in Toscana e Campania, molte delle quali “apri e chiudi” ed intestate a prestanome, attraverso turbative d’asta attuate con “accordi di cartello”, si aggiudicavano oltre 50 commesse della Asl 3 di Napoli Sud, per lavori di somma urgenza e “cottimi fiduciari”, banditi per importi al di sotto di valori soglia oltre i quali sarebbe stato necessario imbastire formale gara di appalto. In questo modo, l’invito a partecipare veniva sistematicamente effettuato ad imprese, riconducibili al sodalizio, le quali, a turno, risultavano aggiudicatarie dei lavori. Questi ultimi, pur risultando falsamente attestati come avvenuti, di fatto in gran parte non venivano eseguiti.
Il gruppo criminale riusciva così, negli ultimi anni, ad incamerare illecitamente e “a costo zero” appalti per oltre 6 milioni di euro, che venivano riciclati nello svolgimento delle attività immobiliari del sodalizio - come l’acquisto, la ristrutturazione o la costruzione di edifici da parte di società del gruppo con sede in provincia di Lucca (Opera Italia Srl, FL AppaltiI Srl, Edil Tre Srl, O.L.C.A. Srls) e Grosseto (E.M. Appalti Srl), in tal modo inquinando l’economia legale e alterando le condizioni di concorrenza. Una parte dei profitti veniva inoltre trasferita e, all’occorrenza, monetizzata attraverso pagamenti di forniture fittizie alla società Edilizia Srl., con sede legale a Roma e base operativa a Casaluce, di fatto diretta dall’imprenditore V. Ferri, residente a Frignano, anch’egli destinatario di misura cautelare personale.
Ad alcuni tra i soggetti oggi arrestati viene altresì contestata l’aggravante di aver agevolato la cosca mafiosa dei casalesi “fazione Michele Zagaria”, notoriamente radicata nel casertano (Casapesenna, San Cipriano D’Aversa, Trentola Ducenta, San Marcellino) e con ramificazioni in Toscana, nel Lazio e in Emilia Romagna, da sempre caratterizzata per il suo particolare attivismo nel mondo imprenditoriale e nel settore degli appalti pubblici.
In particolare, i Piccolo e De Rosa potevano considerarsi “a disposizione del clan” avendogli inoltre consentito, tramite un imprenditore campano considerato “a libro paga” della famiglia Zagaria, di aggiudicarsi diversi appalti della ASL 3.
Tra gli ulteriori appartenenti al sodalizio si evidenzia, infine, un avvocato, indagato a piede libero ed esercente l’attività di consulente del lavoro con sedi a Salerno e a Follonica, il quale, consapevole della fittizietà dei lavori e della riconducibilità della aziende interessate ai suddetti soggetti, forniva loro servizi contabili e amministrativi, assicurando un’apparente regolarità delle attività imprenditoriali e della contabilità degli appalti.
 

 

26-03-2018 12:49:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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