LUNEDÌ 21 MAGGIO 2018
Castellammare

Assunzioni per gli uomini dei Cesarano, i pm: "Condannate il ras D'Apice e il suo complice"

Chiesti per il pregiudicato sei anni e otto mesi, quattro per Cascone

di redazione

Hanno bussato alla porta del suo ufficio per minacciarlo. Non sapevano di essere ripresi mentre tentavano di terrorizzare un noto imprenditore di Castellammare per costringerlo ad assumere due uomini del clan. Ma tutta la sequenza è stata ripresa dalle telecamere e così sono stati incastrati Vincenzo D'Apice e Agostino Cascone, entrambi ritenuti affiliati al clan Cesarano. Una sequenza per la quale ora, l'uomo di punta della cosca e il suo complice rischiano molti anni di carcere. Arrivato alle battute finali il processo nei confronti dei due. Sei anni e otto mesi di reclusione sono stati chiesti dal pm della Dda per D'Apice e quattro anni per Cascone, il quarantacinquenne dell'Annunziatella che lo accompagnava con il compito di costringere il noto imprenditore del settore alimentare ad assumere due persone.  “Devi fare lavorare questi due oppure la pagherai” questa la frase pronunciata da D'Apice il 5 giugno di due anni fa. Una minaccia del cammorrista che, uscito dopo venti anni di carcere, ha provato ad imporre la legge della cosca di Ponte Persica all'imprenditore della grande distribuzione. Il video degli agenti della squadra mobile di Napoli riprendono l'uomo noto per avere fatto parte del clan Alfieri, mentre entra nell'ufficio della vittima in compagnia di Cascone. Avrebbero tentato di imporre al noto imprenditore l'assunzione di due persone e ricevuto un rifiuto avrebbero minacciato di fargli chiudere l'azienda. Nella sua difesa D'Apice ha sostenuto in aula che si trattava solo del tentativo di aiutare la sua famiglia, "la camorra non c'entra" aveva detto ai magistrati come ha raccontato oggi il quotidiano Metropolis. Ora sul capitolo delle estorsioni a nome del clan si è arrivati alla pagina finale: manca solo la sentenza.
 

 

 

 

15-05-2018 18:40:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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