SABATO 20 LUGLIO 2019
Il fatto

Castellammare, la banda delle auto rubate truffava i clienti con annunci on line

Con i tre stabiesi Maurizio Tito, Taddeo Criscuolo e Catello Scarpato il gragnanese Armando izzo

di redazione
Castellammare, la banda delle auto rubate truffava i clienti con annunci on line

Un affare in cui sarebbero coivolte altre persone. Caccia ai complici della banda che in un capannone di Pompei smontava e rimontava auto rubate per rivenderle ad ignari clienti. Troppo ampia la truffa che richiedeva l'aiuto di altri oltre i quattro arrestati ieri. In manette sono finiti il 31enne Maurizio Alfonso Tito di Castellammare, il 28enne Taddeo Criscuolo sempre di Castellammare, come stabiese è il ventunenne Catello Scarpato, di Gragnano invece Armando Izzo 64 anni. Nel centro antico il loro quartiere generale. Incastrati dalle intercettazioni telefoniche in cui i quattro parlavano di come poi riuscivano a vendere le auto con annunci su siti on line. Un sistema ben organizzato quello smantellato dai carabinieri della Stazione di Pompei, coordinato dalla Procura di Torre Annunziata, che ha portato all’esecuzione di quattro ordinanze di custodia cautelare. Secondo gli inquirenti la banda si procurava auto rubate i cui pezzi venivano sostituiti su auto incidentate. Per Izzo e Taddeo è arrivato il divieto di dimora in Campania, per gli altri due invece il carcere. Dovranno rispondere di associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione e al riciclaggio di auto rubate e truffa. L’indagine, diretta dalla procura di Torre Annunziata e condotta dalla Stazione Carabinieri di Pompei, ha consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti di tutti gli indagati. Due erano gli organizzatori e promotori del gruppo con il compito di reperire le autovetture rubate, acquistare modelli corrispondenti incidentati ed eseguire, unitamente con gli altri complici, le operazioni tecniche di ricondizionamento e alterazione dei segni distintivi provvedendo alla ripunzonatura dei telai, all’assemblaggio di più parti di diverse autovetture, alla riprogrammazione delle centrali elettroniche. I veicoli riciclati venivano quindi rivenduti a ignari acquirenti attraverso annunci su siti on-line specializzati. Uno degli arrestati, fittizio titolare di una ditta individuale per la rivendita di auto, provvedeva alle operazioni finanziarie conseguenti alle vendite e alla distribuzione dei profitti agli altri della banda.

16-05-2019 12:46:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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