MARTEDÌ 14 AGOSTO 2018
Castellammare/Gragnano

L'addio a Big Mike, in 700 al funerale del ragazzo stroncato d'infarto. Don Vincenzo: "La vita è sacra, va fatto di tutto per salvarla"

Accompagnato da un rombo di motori l'ultimo viaggio del giovane, per la cui morte sono indagati cinque medici del San Leonardo

di Christian Apadula

Un fiume di persone. Tanti, tantissimi hanno voluto salutare Big Mike. Lo hanno accompagnato con il rombo dei motori nell’ultimo viaggio verso il cimitero i suoi amici motociclisti. I  familiari, gli amici, i tifosi della Juve Stabia. Circa settecento persone ritrovatesi nella chiesa della Madonna delle Grazie tra Gragnano e Castellammare per testimoniare il loro affetto per Big Mike. Così chiamava Michele Mascolo chi lo amava. La sua passione per le moto, per la Juve Stabia,  la sua passione per Pino Daniele con la frase preferita ricordata per sempre “Nun da retta a nisciun”. E così l’hanno voluto ricordare i familiari sul manifesto in cui si annuncia l’addio del giovane morto d’infarto dopo dodici ore dalle dimissioni dal San Leonardo. Dodici ore dopo la diagnosi di una colica, una nuova inutile corsa all’ospedale. Eppure “la vita è sacra, bisogna fare di tutto per salvarla. La dignità umana va rispettata, non si può trattarla come quella di un insetto” ricorda il parroco nella sua omelia. L’unico riferimento alle ultime ore di vita di Michele, quella duplice corsa verso il pronto soccorso stabiese. La seconda inutile, quando ormai è troppo tardi. L’esposto della famiglia, i cinque medici indagati, l’inchiesta aperta dalla Procura con i risultati dell’autopsia effettuata ieri. Per tutto questo ci sarà tempo domani. Oggi è il giorno dell’addio a Michele. Comincia da un immagine don Vincenzo Rosanova, la zia del ragazzo in lacrime che arriva in chiesa disperata, come solo può essere chi vede morire all’improvviso un ragazzo di trent’anni. “Aveva tanti progetti”, voglia di vivere” ricorda il prete a cui è dato il difficile compito di spiegare una morte atroce e assurda, di consolare i genitori, il fratello e la sorella. “Mi chiederete perché? Perché?” ripete don Vincenzo, facendo risuonare più volte una domanda che chiunque ha provato quel dolore si fa. Una, due, mille volte. “La risposta è solo in Dio”, ma per don Vincenzo in momenti come questi più delle parole testimonia un abbraccio. Dopo la cerimonia a cui ha partecipato solo chi è riuscito ad entrare nella chiesa di periferia, un lungo corteo ha accompagnato Michele nel suo ultimo viaggio. I tanti che amavano il ragazzo morto a trent’anni senza potere realizzare i suoi sogni. L’eredità incompiuta lasciata a chi l’ha conosciuto. 

08-10-2016 16:23:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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