DOMENICA 22 SETTEMBRE 2019
Calcio

Maradona: "Una contrazione spazio-temporale."

Il racconto di un sogno quasi realizzato.

di Luca Cimmino
Maradona:

Lascerò perdere l’impersonalità che deve contraddistinguere un giornalista e mi rivolgerò a voi lettori in maniera personale e, ci tengo a precisarlo, non a nome della redazione sportiva de Ilcorrierino.com (direttore me lo conceda).

Arrivato ormai a 33 anni, ho una vita avanti (Se Dio vuole) ma anche parecchi ricordi e vicende messe alle spalle. Come ogni uomo, ho i miei idoli, ho i miei punti di riferimento ed i miei sogni da realizzare.

Uno di questi era conoscere Diego Armando Maradona e ieri ci sono andato vicino, vicinissimo.

Sapevo dove alloggiasse, in settimana mi sono informato bene a riguardo, ed eccomi all’Hotel Waldorf Astoria ad attendere pazientemente il suo arrivo, in compagnia di un amico pazzo come me. Quand’ecco che transitano, due minivan, di quelli neri quasi sempre della Mercedes ma non ve lo saprei dire con precisione per quanto ero emozionato.

Era lui, era lì.

Era lì a due metri da me, ed in quel piccolo spazio, il tempo ha ceduto.

Il tempo si è contratto sotto una voragine di emozioni e ricordi aperta in appena due metri e che non aveva fine o forse si invece. Era profonda 25 anni, in quel momento ho vissuto il tempo in “larghezza” come direbbe De Crescenzo. Due metri che per altri saranno durati 3 secondi, ma non per me, per me quei due metri erano 25 anni.

Quando avevo 8 anni, Diego andò via da Napoli e se prima passavo le giornate a guardarlo alla Tv aspettando 90° minuto, quando lui andò via facevo incetta di notiziari per cercare di capire se potesse tornare, in quelle notti e per tante altre notti nel mio letto pregavo affinché ritornasse in maglia azzurra prima di addormentarmi.

Stare qui a raccontarvi ogni particolare del mio rapporto onirico con lui sarebbe superfluo, ma di quei sogni conservi il desiderio di realizzarli e quando cresci hai il potere di dargli corpo.

Ah poi c’era la partita della pace … già, ma in fin dei conti non è che m’interessava poi tanto, per me era già passata in secondo piano. Si mi piaceva urlare DIEGOOOOOOOO e vederlo in campo a 10 metri da me, ma io quello che volevo vivere l’avevo già vissuto, quando era lì a due metri in quel minivan di fronte a me.

A fine gara, quando Diego ha lanciato i palloni alle tribune, non ho avuto la fortuna di prenderlo, ma ho chiesto ad un ragazzo “baciato dalla grazia” se potevo toccarlo, inutile dirvi che non ho ancora lavato la mia mano destra.

Gli idoli, i miti, le emozioni, chiamateli come vi pare, hanno il potere di sovvertire lo spazio ed il tempo, in due metri può esserci l’infinito.

Eh si, quel momento è stato proprio unico, o forse era quasi tutta la mia vita.

Te Diegum

 

13-10-2016 16:23:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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