MARTEDÌ 23 LUGLIO 2019
La sentenza

"Schettino diede l'allarme in ritardo, poi abbandonò i passeggeri a bordo"

Dure le motivazioni dei magistrati della Corte d'Appello: "Timoniere confuso perchè non lo capiva"

di redazione

Ha messo a rischio la vita di più persone per cercare di salvare la nave. Poi quando tutto era precipitato ha lasciato la Costa Concordia saltando su una lancia, sapendo benissimo che a bordo c’erano ancora passeggeri e componenti dell’equipaggio. Sono duri i magistrati della Corte d’Appello nei confronti del comandante della Costa Concordia. "Schettino era a conoscenza che con lo sbandamento della nave oltre un certo grado, le scialuppe non potevano più essere calate a mare", "è pertanto evidente che solo la tempestività della dichiarazione di emergenza generale e quindi dell'ordine di abbandonare la nave avrebbe consentito a tutti i passeggeri di essere imbarcati sui mezzi di salvataggio": così i giudici di secondo grado, nelle loro motivazioni, hanno criticato il ritardo di Schettino nel dare l'ordine di emergenza generale e di abbandono della Concordia nel naufragio del Giglio il 13 gennaio 2012. I giudici hanno argomentato contro l'impugnazione della difesa.
"L'attesa dell'incaglio" della nave che scarrocciava sugli scogli accanto al porto del Giglio, "il prendere tempo e ogni altra tergiversazione dell'imputato sono state assolutamente nefaste, frutto della mera illusione di poter salvare la Costa Concordia". Inoltre "il comandante non dava personalmente l'ordine di abbandono della nave e tantomeno tramite altoparlante, come previsto dalla procedura"; "l'ordine veniva dato in realtà dal comandante in seconda Bosio" e "non era effettuato per altoparlante ma per radio per cui poteva essere ascoltato solo da chi era in possesso di una radio" di bordo. Per di più mentre faceva la manovra azzardata Schettino parlava in inglese invece che in Italiano confondendo il timoniere. L’indonesiano "Jacob Rusli bin non comprendeva bene la lingua inglese - peraltro in violazione della regola che prevedeva espressamente quale lingua ufficiale di bordo l'italiano - con la quale gli venivano dati gli ordini" e "la circostanza doveva essere nota al comandante Schettino il quale, tuttavia si avventurava in una manovra rischiosa senza procedere alla sua sostituzione". Così i giudici di appello hanno respinto uno dei motivi di ricorso della difesa di Schettino, negando che l'eventuale errore del timoniere abbia concorso all'urto fatale della Concordia contro gli scogli.
"Anzi Schettino proseguì senza scomporsi una manovra rischiosa", "con una raffica stringente di ordini in inglese a brevissima distanza l'uno dall'altro". Ordini, dicono ancora in sostanza i giudici, che non furono decisivi nella manovra, con la Concordia già contro gli scogli, e che confusero più che mai il timoniere.

 “La prova della colpa cosciente dell'imputato non può essere tratta, con ragionamento sufficientemente affidabile, dagli elementi suggeriti dall'accusa, che appaiono indicativi della gravità della situazione di emergenza e quindi della prevedibilità dell'evento, ma non anche della previsione in concreto di esso da parte di Schettino": così i giudici di appello di Firenze hanno respinto il ricorso della procura di Grosseto laddove il pm auspicava un aumento della condanna anche facendo valere la colpa cosciente - non recepita dal tribunale in primo grado -, cioè la previsione del danno che avrebbe causato con la sua manovra ravvicinata della Concordia al Giglio.
"Non è possibile affermare con certezza se l'imputato avesse sottovalutato la situazione a causa di una vera e propria 'fuga dalla realtà' successivamente all'impatto, o piuttosto se la sua attenzione e le sue condotte fossero focalizzate sul tentativo di salvare la nave, come appare più plausibile", scrivono i giudici. La corte d'appello di Firenze ammette invece il ricorso del procuratore di Grosseto dove "è parzialmente fondato in relazione alla parte sulla mancata pronuncia dei primi giudici per la pena accessoria dell'interdizione di Schettino da titoli professionali marittimi in relazione al delitto di naufragio colposo". Pena accessoria disposta in sentenza con il divieto di praticare qualsiasi professione marittima, non solo quella di comandante di nave.

30-08-2016 17:06:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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