MERCOLEDÌ 21 AGOSTO 2019
Il caso

Stop alle udienze, giudici di pace in sciopero per un mese: "Pronti alle dimissioni in massa"

La protesta contro la riforma: "Dovremmo lavorare come schiavi tutti i giorni"

di redazione
Stop alle udienze, giudici di pace in sciopero per un mese:

Stop alle udienze, tutto fermo per un mese. Da oggi i giudici di pace attueranno la protesta più dura contro la riforma "umiliante" della magistratura onoraria: sino all'11 giugno incroceranno le braccia e in alcuni distretti di Corte d'appello, a partire da quelli di Firenze e Napoli, faranno anche lo sciopero della fame a staffetta. Gli effetti della protesta potrebbero essere pesanti: lo stop riguarderà infatti non solo i processi ma anche il deposito di sentenze e decreti ingiuntivi. E se le loro richieste resteranno ancora inascoltate, i 1300 magistrati in servizio sono anche pronti alle "dimissioni di massa con effetto immediato", come minaccia l'Associazione nazionale delle toghe onorarie.
Nel mirino c'è dunque la riforma che riguarda tutta la magistratura onoraria. Un universo di cui fanno parte oltre ai giudici di pace, quasi 4mila tra giudici onorari di tribunale e vice procuratori onorari. Tutti insieme oggi smaltiscono il 60% dei processi civili e penali di primo grado. Un carico destinato ad aumentare con lo schema di riforma approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 5 maggio scorso, che affida alle toghe onorarie, secondo i calcoli dei sindacati di categoria ,l'80% del contenzioso civile e penale di primo grado, e che prevede la loro utilizzazione anche nell'ufficio del processo di recente istituzione. Paradossalmente a questa crescita di competenze si accompagneranno una "riduzione delle dotazioni organiche" e "un abbattimento delle indennità" percepite "pari al 75%". "Nel futuro i giudici di pace dovranno lavorare come schiavi tutti i giorni, non meno di 10-12 ore quotidiane, per percepire emolumenti netti mensili intorno ai 600-700 euro, somme che neppure basterebbero per pagare le bollette e le spese di sopravvivenza", denuncia l'Unione nazionale di categoria. Tutto questo "senza congedi retribuiti di maternità o per motivi di salute, senza assicurazione per infortuni sul lavoro, senza trattamento di fine rapporto".
In gioco c'è anche l'efficienza del sistema giudiziario:" con una riforma che assegna ai giudici di pace ed ai pubblici ministeri onorari l'80% del contenzioso civile e penale di primo grado,costringendoli a svolgere contemporaneamente altre attività lavorative per sopravvivere, che tipo di risposta, in termini di qualità della giurisdizione e di ragionevole durata dei processi, potranno mai offrire nel futuro gli uffici giudiziari?"
E' anche per questo che i giudici di pace hanno rivolto un appello al capo dello Stato: intervenga, forte del suo ruolo di "garante della Costituzione e dell'indipendenza della magistratura", perchè "il Paese non può subire una riforma che ha il solo scopo di cancellare la magistratura onoraria e mettere in ginocchio l'intero sistema giudiziario".

15-05-2017 13:20:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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