LUNEDÌ 23 SETTEMBRE 2019
Il caso

Un pezzo di Vesuvio infestato dai veleni, una cava per anni ha ingoiato rifiuti speciali

L'area sequestrata per la bonifica, affidata al presidente Casillo: "Le discariche sono ferite aperte"

di redazione
Un pezzo di Vesuvio infestato dai veleni, una cava per anni ha ingoiato rifiuti speciali

Un  pezzo di vulcano infestato dai veleni. Una zona del Vesuvio nel Parco Nazionale in cui si nascondeva una montagna di immondizia di ogni genere. Per anni ha ingoiato rifiuti speciali e pericolosi che ne hanno deturpato l'ambiente incontaminato, proprio lì all'interno del Parco Nazionale del Vesuvio. Agli esami del terreno il livello di contaminazione è risultato subito evidente. A mettere gli inquirenti sulle tracce di questa montagna di rifiuti un collaboratore di giustizia. Scarti di materiale per l'edilizia, pneumatici vecchi, persino una carcassa di autovettura l'hanno ferita a morte. Oggi Cava Fiengo, un'area estesa per circa 15 ettari in Contrada Castelluccio a Ercolano è stata sequestrata dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico, in collaborazione con i militari della tenenza locale e alla polizia municipale, che hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, emesso dal gip del tribunale di Napoli, su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli.
Le indagini che hanno messo in luce lo scempio perpetrato a Cava Fiengo sono partite dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia: a seguito di una campagna di scavo, con l'aiuto di personale dell'Arpac, sono stati trovati circa 400.000 metri cubi di rifiuti speciali, pericolosi e non, in parte anche combusti con presenza, in alcuni punti, di focolai ancora attivi costituiti da cumuli di indumenti e pezzame, scarti di demolizioni edilizie, pezzi di manufatti cementizi contenenti amianto, fusti da 200 litri deteriorati, un fusto contenente olio lubrificante, una carcassa di auto, imballaggi in plastica e metalli.
Le analisi chimiche hanno rilevato il superamento della soglia di contaminazione per parametri quali cromo esavalente, berillio, rame, piombo, zinco, idrocarburi pesanti, diossine e furani. Il sequestro è stato disposto per impedire ulteriori sversamenti illeciti e per avviare le attività di bonifica.
"L'obiettivo che si pone la Procura della Repubblica secondo le linee di indirizzo formulate dal procuratore Colangelo - ha sottolineato il procuratore aggiunto a capo della sezione Reati ambientali, Nunzio Fragliasso - è quello di procedere al sequestro dei siti contaminati per consentire di effettuare le bonifiche. E infatti, il 19 luglio è stata completata l'attività di bonifica di Cava Montone che è stata sequestrata sempre dalla Procura di Napoli per l'accertata presenza di notevolissimi quantitativi di rifiuti speciali pericolosi, tra l'altro circa 80 fusti da 200 litri ciascuno contenenti sostanze bituminose, oltre 200 pneumatici di autocarri, carcasse di auto.
"L'obiettivo - ha aggiunto Fragliasso - è pervenire anche alla bonifica di Cava Fiengo, anche se l'attività che ci aspetta è di difficile realizzazione data l'enorme estensione della cava". Custode di Cava Fiengo è stato nominato il presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, Agostino Casillo: "Le discariche nel Parco sono ferite ancora aperte - ha detto Casillo - e il Parco per quanto nelle sue competenze cercherà di collaborare con tutte le istituzioni. Per il sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto, "il sequestro di Cava Fiengo e i risultati emersi dalle analisi effettuate in quell'area rappresentano una realtà inquietante per il nostro territorio".
Ma una notizia positiva c'è: le analisi effettuate dall'Arpac e dall'istituto Zooprofilattico di Portici hanno escluso la contaminazione delle colture di 'pomodorino del piennolo del Vesuvio' presenti nei pressi di Cava Montone. 

27-07-2016 17:57:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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