MARTEDÌ 17 OTTOBRE 2017
#storicamente di Ilaria Varriano

Una moneta per riscrivere la storia

L'eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei, Ercolano e Stabiae potrebbe essersi verificata in autunno

di redazione

Una piccola moneta in argento può rimettere in discussione la Storia? E’ il caso della denarius di Tito, trovato nella casa del Bracciale d’oro dell’antica Pompei, il 7 giugno del 1974: era tra le 175 monete in argento e insieme alle 40 d’oro  dentro una cassetta che pompeiani, in fuga dalla forza del Vesuvio del 79 d. C., portarono con sé nella vana speranza di scampare al disastro.  Conservata impeccabilmente nel Medagliere del Museo Archeologico di Napoli, ritorna a Pompei e viene esposta per la prima volta al pubblico nella mostra “I Tesori sotto i Lapilli Arredi, affreschi e gioielli dall’Insula Occidentalis”  ( a cura dell’archeologa Luana Toniolo e dell’architetto Paolo Mighetto) aperta fino al 31 maggio nell’Antiquarium dell’antica città. La moneta sarebbe l’ulteriore prova di una variazione della data dell’eruzione del 79 non avvenuta il 24 agosto, come si trova scritto in molte copie della lettera scritta a Tacito da Plinio il Giovane,  testimone dell’accaduto, ma in autunno. Probabilmente la data vera dell’eruzione non la conosceremo mai, e forse non è neppure una questione vitale, ma il piccolo giallo ha appassionato con i suoi colori avvincenti. Sono diversi gli elementi a riprova che l’eruzione sarebbe avvenuta nel periodo autunnale: l’errore dei copisti medioevali potrebbe aver modificato la data dell’eruzione scritta da Plinio il Giovane, infatti non è un caso che in alcuni testi si trova la data del 24 agosto (Non. Cal. Septembres) e in altri 1 novembre (Kal. Novembres) o 24 ottobre ( Non. Kal. Novembres). A onor di cronaca già nel settecento lo studioso napoletano Carlo Maria Rossini aveva messo in discussione la data di agosto, sia perché era diversa  quella proposta da Dione Cassio, sia per il tipo di frutti trovati a Pompei e per la presenza diffusa di bracieri nelle case. Di fatto studi del botanico Michele Borgongino e dell’archeologa Grete Stefani hanno evidenziato che tra Ercolano, Oplontis, Pompei si sono trovati, in magazzini e botteghe, melograni e noci e poi fichi secchi e uva. E poi era stata realizzata la raccolta della canapa, tipica di settembre, così come orci di vino (a Boscoreale) interrati e chiusi testimoniano che la vendemmia era già conclusa. Tutti segni autunnali. In questa dimensione la questione della monetina di Tito è sembrata una ulteriore prova. Sul suo rovescio, attorno all’immagine del capricorno sul globo la titolazione incisa riferisce che era il settimo consolato di Tito, la sua nona potestà tribunicia e che era stato acclamato imperatore per la XV volta. Tutti dati riportano al 79 d. C. ma l’ultimo elemento, la XV acclamazione (salutatio imperatoris), aiuta in una datazione più precisa: Tito scrisse una lettera e un diploma del 7 e 8 settembre 79 nel periodo della sua XIV  acclamazione, dunque la XV partirebbe dopo il settembre 79. Un’intrigante scoperta. Se non fosse che dopo una ripulitura del denarius, non in ottimo stato di conservazione, invece di XV sarebbe risultato scritto che è la XIIII (quattordicesima) acclamazione di Tito imperatore. Palla al centro quindi. La questione resta definitivamente aperta. Ma questo non toglie la meravigliosa e imperdibile occasione di poter vedere da vicino, almeno fino al 31 maggio, la famosa monetina in argento, anche se non è stata prevista la possibilità di leggere il famoso retro (magari con effetto di specchi come altrove in mostra) ma solo vedere il volto di Tito. Accanto, nella vetrina, poi lo splendido bracciale d’oro che dà il nome alla casa di cui sono esposti anche affreschi, oggetti e alcuni calchi dei fuggiaschi.  

Ilaria Varriano

09-10-2017 17:55:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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