MARTEDÌ 25 GENNAIO 2022




Economia

Addio libretti al portatore, il futuro è nell'investimento

Una nuova era è all’orizzonte per quel che riguarda da vicino i risparmiatori e gli investitori italiani

di Redazione
Addio libretti al portatore, il futuro è nell'investimento

A partire dal 1 gennaio 2019, infatti, sul territorio nazionale non saranno più presenti libretti al portatore emessi dalle banche e gli uffici postali. Si tratta di una vera e propria svolta per uno strumento che ha caratterizzato il secolo scorso e che ha consentito a milioni di italiani di gestire i propri risparmi con una piccola percentuale di interessi che maturavano nell’arco di lassi di tempo prefissati.

Nel corso degli ultimi anni, però, i libretti al portatore erano stati fortemente criticati dai legislatori, soprattutto in merito alla poca chiarezza della tracciabilità dei fondi. Il decreto “salva Italia” del 2011 aveva ridotto la soglia di trasferimento di denaro da 2500 a 1000 euro, ma le nuove indicazioni impediranno agli italiani di sottoscrivere questi strumenti finanziari, tramutando quelli già esistenti in conti deposito oppure procedendo all’estinzione. Per decenni questo strumento finanziario è stato oggetto di apprezzamento, tanto da risultare uno dei regali più gettonati nei confronti dei più giovani, ma è già dal 4 luglio scorso che non possono essere emessi nuovi libretti, criticati anche per la forma anonima che consentiva l’incasso di somme di denaro non da parte dell’intestatario, ma da parte di chi, dopo un periodo di tempo prefissato, esibiva lo stesso in banca o alla posta. 

Questa decisione del Governo coinvolgerà migliaia di italiani: basti considerare che lo scorso 31 dicembre 2016 il valore stimato dei libretti di risparmio, secondo le Poste Italiane, ammontava a 119 miliardi di euro, anche se nel corso degli anni le percentuali di interesse sono scese in picchiata. Tecnici e politici hanno dunque inteso porre fine alla circolazione di elevate somme di denaro sotto forma di titoli cartacei, cancellando una possibilità che è stata spesso sfruttata da diverse generazioni. Il futuro non è però ignoto, visto che i detentori di libretti potranno percorrere due strade: restare nell’alveo delle banche e delle Poste Italiane sottoscrivendo un conto deposito, oppure spostarsi verso investimenti a lungo termine con compagnie finanziarie indipendenti. Nel primo caso, si tratta di strumenti a vincolo fisso (dai 3 ai 60 mesi) con rendimento annuo e in grado di evitare che i fondi si disperdano a causa delle oscillazioni dei mercati. Di contro, però, sussistono sempre i rischi bancari, e spesso l’inflazione fa la “parte da leone” erodendo buona parte del capitale.

Ecco perché sono tanti i possessori di libretti - anonimi o al portatore - che hanno scelto una via meno battuta ma senza dubbio più redditizia. L’investimento a lungo termine può essere anche rivolto alle nuove generazioni per preservare alcuni risparmi in vista di momenti futuri, ma è soprattutto uno strumento finanziario in cui i rischi sono ridotti al minimo - in considerazione degli obiettivi e delle tempistiche dilatate - e gli effetti del mercato non scalfiscono il valore del capitale. Considerati i tassi d’interesse ai minimi storici e la situazione economico-finanziaria contingente, il contesto in cui opera il risparmiatore è cambiato: si richiedono maggiori certezze, protezione, sicurezza e trasparenza. Tutte caratteristiche delle moderne forme d’investimento, che con l’ausilio della tecnologia consentono un monitoraggio completo e costante azzerando le possibilità di essere travolti dagli effetti del mercato. 

02-08-2017 13:31:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA