LUNEDÌ 17 GENNAIO 2022




Il fatto

Appalti fantasma nell'Asl, a quattro anni dall'arresto di Donnarumma confiscati 7 milioni di euro

Atto finale di un'inchiesta

di Redazione
Appalti fantasma nell'Asl, a quattro anni dall'arresto di Donnarumma confiscati 7 milioni di euro

Appalti fantasma all'Asl grazie al funzionario infedele. Dopo quasi quattro anni i finanzieri del comando provinciale di Lucca, con il supporto dei colleghi di Caserta e L’Aquila, hanno dato esecuzione a un provvedimento di confisca, emesso dal Tribunale di Firenze (Ufficio Misure di Prevenzione) di beni per un valore complessivo di circa 7 milioni di euro, costituito da 26 conti correnti, 2 autovetture, 8 società, 18 locali ad uso commerciale, 32 abitazioni, 7 autorimesse e 4 terreni. Ultimo atto di un'operazione in cui nel 2018 venne arrestato Sebastiano Donnarumma, il tecnico dell'Asl che avrebbe fatto parte del sistema. 

In particolare, è stato accertato che il gruppo criminale ruotava attorno ad imprenditori edili residenti nelle province di Lucca e Caserta, i quali, utilizzando prestanome e società compiacenti, molte delle quali “apri e chiudi”, si aggiudicavano decine di appalti della Asl 3, con sede a Torre del Greco, per milioni di euro, in relazione a commesse per lavori edili, banditi per importi inferiori ai valori soglia oltre i quali sarebbe stato necessario ricorrere alle procedure ordinarie di affidamento. I proventi illeciti venivano, poi, per buona parte, riciclati in una società immobiliare, con sede a Lucca, considerata la “cassaforte” del sodalizio, attraverso operazioni di acquisto, ristrutturazione o costruzione di edifici da parte di società del “gruppo”. Per tale ragione nel 2018 c’era stata un’operazione che aveva portato all’arresto di cinque persone. Tra questi anche Donnarumma, 67enne di Pimonte, che era il funzionario dell’Asl che secondo gli inquirenti aveva favorito il gruppo criminale.In pochi anni ha acquistato con la sua famiglia una decina di appartamenti e non solo.

Una fortuna che secondo gli inquirenti aveva una sola giustificazione: investire i soldi che arrivavano dalle imprese che favoriva. Proprietà intestate ai figli, che Sebastiano Donnarumma non avrebbe potuto permettersi con lo stipendio da funzionario dell'Asl e la carriera cominciata come architetto da Pimonte. A pensarci era l'imprenditore Piccolo, tra i quattro finiti ieri nei guai insieme al funzionario pubblico, che è stato incastratato anche dalle intercettazioni telefoniche. Tanti gli appuntamenti con il dirigente dell'Asl, a volte vicino all'ufficio a via De Gasperi, altre nei posti e negli orari più strani. Incontri motivati con frasi generiche, che per i magistrati sarebbero serviti a pagare le tangenti concordate. Il 10% su ogni lavoro, tutte opere sotto ai 200 mila euro per sfuggire ai controlli dei "sopra soglia". Lavori di ristrutturazione e manutenzione in ospedali che ospitano migliaia di pazienti.

Opere fantasma al San Leonardo come al Maresca. Ma gli operai che avrebbero dovuto essere a Castellammare e a Torre del Greco erano in cantieri in altri posti d'Italia. A pagare le imprese toscane, che riciclavano soldi del clan dei casalesi, era però l'Asl Na 3. Soldi dei cittadini che finivano nelle casse della cosca grazie alla complicità di Sebastiano Donnarumma. Questo il teorema della Procura di Firenze che da ieri mattina ha costretto agli arresti domiciliari il funzionario accusato di "corruzione" e di false fatture. In pratica avrebbe gestito  a suo piacimento fondi pubblici per sei milioni di euro favorendo un cartello criminale per cinque anni. In cambio tangenti dai centomila ai duecentomila euro all'anno e un appartamento a Caserta acquistato a metà del prezzo. 

11-01-2022 15:38:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA