DOMENICA 23 GENNAIO 2022




I grandi del calcio

Campioni sul viale del tramonto, domenica choc per la Roma. E' l'ora di Totti

Dall'album dei tifosi si sfogliano le storie di Del Piero e Maldini

di Saverio Casalbordino
Campioni sul viale del tramonto, domenica choc per la Roma. E' l'ora di Totti

La giornata di domenica per i calciofili in Italia, ma soprattutto per la tifoseria romana è stata traumatica, un brusco risveglio sia per il calciatore che per la tifoseria, che ad un tratto vedeva rompersi quella bolla dove viveva da oltre vent’anni l’AS Roma.

Cosa è stato Totti per la Roma calcistica è facile dirsi, un amore viscerale per quei colori, come quei bambini nati nel mito di diventare leggende con la maglia della squadra che il papà ti porta a vedere allo stadio, cercando di imitarne le gesta e perché no magari superarle, per diventare un’icona, un simbolo della tua città. E Totti è riuscito nel sogno che tutti i bambini hanno, è diventato un simbolo di Roma e della Roma.

Però tutto prima o poi finisce e quando finisce la maggior parte delle volte diventa traumatico, difficile immaginarsi fuori dal quel rettangolo verde, difficile far smettere la tua testa di pensare che con quella maglia addosso porti con te tutti quei bambini che giocano per i campetti di periferia con quel sogno nel cassetto.

E così ci ritroviamo a domenica sera con quella bolla che è stata rotta, Totti forse scopre per la prima volta che tutti quelli che lo circondano sono arrivati prima di lui al pensiero che è ora di smettere, perché a quell’età puoi avere pure un “piedino fatato” ma gli altri corrono via e tu non puoi più stargli dietro.

Cosa ha spinto a far scoppiare quella bolla è la cronaca di un week end romano, vissuto tra incredulità e realtà, tra il perplesso e l’evidenza di una situazione arrivata ormai ad un punto ben chiaro.

Facile però fare alcuni passi indietro e scoprire che Totti non è stato il primo e probabilmente non sarà l’ultimo a subire una sorta di mobbing societario per spingerti a staccare la spina. E la mente va subito ad Alex Del Piero, altra leggenda del calcio italiano e della Juventus. Anche in quel caso il giocatore ha subito la decisione della società, con in testa il presidente Agnelli, di rompere quel rapporto, di spezzare quel legame che diventa ingombrante per una dirigenza che vuole andare avanti e non può scontrarsi con una personalità così forte. Del Piero ha lasciato la Juve con signorilità, così come lo era stato in campo, senza far nascere una frattura tra società e tifoseria per pro o contro Del Piero. Ha mantenuto poi il suo distacco dalla realtà bianconera, forse tenuto anche a distanza dallo stesso Agnelli che ha così chiuso un capitolo lungo senza troppi traumi per una parte e per l’altra. Certo a Torino non sono così passionali come a Roma ma il buon senso soprattutto del calciatore ha aiutato. Ci spostiamo circa centocinquanta chilometri più in là per trovarne un altro di caso simile, quel Paolo Maldini che con i colori rossoneri ci è nato, cresciuto e li ha portati in cima al Mondo. Prima uomo e poi calciatore apprezzato da tutti nel mondo calcistico chiuse la sua carriera al Milan in rottura con il tifo più caldo ma applaudito dalla Firenze nemica. Lasciato il campo poi è stato abbandonato al suo destino nonostante qualche promessa ricevuta, troppo ingombrante anche lui all’interno di un Milan che ha in Galliani un factotum che tutto controlla tutto gestisce.

Ma non solo in Italia anche all’estero non sono mancati casi del genere, dal Liverpool che manda via Gerrard al Real che saluta le sue bandiere Raul e Casillas che ne avevano ancora da dare.

Questo ci pone un quesito, quanto sono scomodi, d’intralcio questi campioni nella vita societaria di una squadra di calcio? E quanto è difficile nel terzo millennio ammainare le bandiere?

 

22-02-2016 12:14:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA