LUNEDÌ 18 OTTOBRE 2021




L'inchiesta

Castellammare, a casa di Adolfo Greco trovati due milioni e mezzo di euro: "Rapporti con i capi di quattro clan"

L'imprenditore accusato di avere imposto l'assunzione del nipote di Paolo Carolei

di Redazione
Castellammare, a casa di Adolfo Greco trovati due milioni e mezzo di euro:

A casa custodiva due milioni e mezzo di euro. Avrebbe avuto rapporti con tutti i clan. Secondo le pesanti accuse della Dda, Adolfo Greco, avrebbe collaborato con i capi di quattro cosche tra Castellammare e i Monti Lattari. Arrestato, questa mattina, l’influente imprenditore stabiese sarebbe intervenuto come “mediatore” per garantire l’assunzione del nipote di Paolo Carolei in un’azienda di Castellammare. “Per rispetto di Paolo” dice ad un suo amico parlando in auto. Ma il quadro ricostruito dagli inquirenti gli attribuisce un ruolo più complesso. Per tre ore gli uomini della polizia hanno perquisito la sua abitazione e sequestrato molti documenti, portati via in sacchi neri. Insieme ai due milioni e mezzo di euro nascosti in un muro. L'intercapedine è stata scoperta dai poliziotti della squadra Mobile, guidata dal primo dirigente, Luigi Rinella, grazie alla "termocamera", fornita dal Gabinetto scientifico di Roma, che ha rilevato il vuoto all'interno di una parete. A quel punto, l'indagato ha azionato, attraverso una scarpiera, il meccanismo con cui si apriva il nascondiglio, per evitare che gli demolissero la stanza. Secondo i magistrati Anti-mafia, che a lungo hanno acquisito prove grazie alle intercettazioni delle sue conversazioni, Greco avrebbe collaborato con Pasquale D’Alessandro, Ferdinando Cesarano, Raffaele Afeltra e lo stesso Paolo Carolei. Un sistema definito “l’Anti-Stato” che Greco avrebbe finanziato per stare “tranquillo” con piccole somme di cinquemila euro alla volta per rappresentare il ruolo di referenti di tutte e quattro le cosche. A parlare di lui il collaboratore di giustizia Salvatore Belviso, uomo forte dei D’Alessandro, dal 2006 al 2009. Da qui l’inizio delle indagini sul conto di un imprenditore che viene definito “amico” delle organizzazioni criminali. Obbligato a corrispondergli ogni anno tangenti, ma anche raccontato dai magistrati napoletani come uomo in grado di trattenere rapporti con i clan in modo “funzionale ai propri interessi”. E’ questo l’inizio di un’inchiesta che riguarda un uomo potente tra Castellammare e i Monti Lattari anche per le sue relazioni politiche bipartisan. Con lui ai domiciliari Teresa Martone, la vedova di Michele D’Alessandro e altri uomini di punta delle cosche pronte a fare soldi vessando imprenditori, professionisti e commercianti da Castellammare ad Agerola. Ventuno gli indagati in un’inchiesta destinata a fare tremare tanti tra i “colletti bianchi” impegnati a tenere relazioni tra l’economia locale e la camorra sempre più impegnata a entrare nelle attività commerciali e imprenditoriali sostituendosi agli imprenditori perbene costretti a subire vessazioni e pagare tangenti.

05-12-2018 12:31:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA