LUNEDÌ 21 SETTEMBRE 2020
Il personaggio

Castellammare, a due anni dalla scomparsa il ricordo del professore D'Angelo

Pierluigi Fiorenza: "Senza i suoi studi la città sarebbe più povera"

di Redazione
Castellammare, a due anni dalla scomparsa il ricordo del professore D'Angelo

E' scomparso due anni fa e Castellammare non ha mai smesso di sentire la mancanza della sua voce e dei suoi studi sulla storia della città. É morto due anni fa il professore Pippo D'Angelo, appassionato di storia locale e cresciuto nel mondo dell'arte, essendo il figlio del pittore Vincenzo D'Angelo. A lui il consiglio comunale, con Pannullo sindaco, ha deciso di dedicare il museo civico stabiese ancora sulla carta. Nei giorni in cui la famiglia e gli amici lo ricordano arriva la testimonianza del giornalista Pierluigi Fiorenza. "In ricordo di un grande Stabiese: il professore Pippo D'Angelo, scomparso due anni fa. Se non ci fossero stati i suoi studi, oggi la storia di Castellammare sarebbe più povera. Con le sue ricerche ha dato una seconda vita a personaggi e luoghi caduti nell'oblio. Pertanto i libri del professore D'Angelo sono uno strumento indispensabile per la conoscenza, tutela e valorizzazione della memoria storica stabiese. D'altra parte non c'è monumento o epoca che non abbia indagato. Ma quello che più gli interessava non era il freddo dato storico, che avrebbe entusiasmato una ristretta cerchia di persone, ma la condivisione di un progetto basato sulla speranza che le nuove generazioni scoprissero, e quindi apprezzassero, la storia di Castellammare. Pertanto il leitmotiv delle ricerche del professore D'Angelo era la divulgazione del passato da tramandare ai posteri come testimonianza civile. Non a caso il suo testo più importante si intitola “I luoghi della memoria”. Appassionato di storia napoletana, nella quale si immerge a pieno titolo quella stabiese, il professore aveva una vera e propria predilezione per la casa regnante delle Due Sicilie tanto da pubblicare, nel 2014, “La Castellammare borbonica”. Ma qual era la Castellammare borbonica? Sicuramente quella delle grandi opere: dal cantiere navale alla ferrovia, dagli scavi archeologici di Varano alla ristrutturazione della reggia di Quisisana, solo per fare pochi esempi. “Vorrei soltanto ristabilire una verità storica incontrovertibile. E cioè che durante il periodo che va sotto il nome di epoca borbonica, la città di Castellammare visse forse la più bella stagione della sua lunga storia. Sarà stato un caso, un lungimirante progetto, una conseguenza del secolo dei lumi? Non sta a me dirlo. Sta di fatto che tutto quello che accadde nella nostra città dall'epoca di Carlo di Borbone sino all'unità d'Italia ha qualcosa di irripetibile”, puntualizzava l'autore. Al patrono stabiese il professore D'Angelo ha dedicato diverse opere, tra cui “La vita e il culto di San Catello”, “Stabia e San Catello al VI secolo” e la ripubblicazione dell'Anonimo Sorrentino. E anche dopo la sua scomparsa terrena bisogna ringraziare il professore D'Angelo, per le ricerche storiche che ci hanno fatto riscoprire il fascino millenario di Castellammare. Ci ha ricordato che siamo stati la capitale estiva del regno di Napoli, che abbiamo ospitato diversi consolati, che siamo stati sottoprefettura e che qui da noi sono passati tanti intellettuali e teste coronate. Coi suoi testi ci ha parlato, senza retorica, di una Castellammare meravigliosa che purtroppo, nel corso del tempo, si è sgretolata. Le sue conferenze erano dei veri e propri atti di amore. E come era accattivante, suadente, e che modi gentili sapeva usare, d'altra parte la nobiltà faceva parte del suo dna familiare. Il professore D'Angelo è stato anche presidente del Circolo Nautico, vivendo l'ultima parte dell'epopea sportiva dei fratelli Abbagnale, di Peppiniello Di Capua, Ciccio Esposito e di altri canottieri pluripremiati. Ha onorato i suoi genitori, amato la sua preziosa famiglia ed è sempre stato un uomo avanti coi tempi. Poi è stato assessore alla trasparenza e al bilancio, redigendo uno scottante documento sul patrimonio immobiliare del nostro Comune riportando, con pignoleria, i canoni annui delle singole proprietà. È stato avvocato, giudice di pace, scrittore, storico ricercatore, membro di diverse associazioni e ha contribuito a creare l'archivio comunale, salvando dal degrado documenti indispensabili per la conoscenza della nostra città, di cui per lungo tempo è stato il soprintendente onorario. Ha scritto di San Catello, Grotta San Biagio, della Castellammare borbonica, del patrimonio artistico stabiese, delle chiese, delle delibere comunali, di archeologia, delle acque e ha perfino dato un'identità ai tanti Carneadi a cui sono dedicate alcune delle nostre strade. Insomma è stato un autentico uomo di cultura di cui andare sempre fieri. E da uomo di cultura si batteva per la conservazione della nostra memoria storica, perché sapeva che chi non tiene passato non ha neanche futuro. A chi gli ha voluto bene e a tutte le persone di buona volontà spetta il compito di raccogliere il suo testamento spirituale, cioè amare in maniera incondizionata Castellammare e lavorare sodo per vederla rinascere, non a parole ma con esempi concreti".

23-02-2019 13:29:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA