MARTEDÌ 30 NOVEMBRE 2021




L'intervento

Castellammare, a Quisisana scoperto l'antico acquedotto con 12 arcate

Individuato il tratto più bello

di Redazione
Castellammare, a Quisisana scoperto l'antico acquedotto con 12 arcate

Quando noi dell'Archeoclub Stabiae abbiamo iniziato a studiare gli antichi acquedotti dell'Ager Stabianus non avremmo mai immaginato che attraverso il solo studio delle mappe e l'esplorazione dei monti e delle colline stabiesi saremmo riusciti ad individuare interi tronchi delle antiche strutture, ancora oggi ben conservate. Sulla datazione dei tre magnifici acquedotti che hanno origine da Scala, Gragnano e Lettere, resta da stabilire se alcuni di essi siano di origine romana o medievale. Di certo i Borbone li hanno solo ristrutturati e ampliati man mano che la città si espandeva. Sono ormai tante le testimonianze che stanno emergendo man mano che gli studi e le esplorazioni procedono. L'ultimo ritrovamento è dei giorni scorsi in località Quisisana, un tratto bellissimo di acquedotto con 12 arcate che si snoda lungo la collina e che scendeva fino a valle, nel centro antico. Abbiamo notato che a differenza di altri luoghi Castellammare ha una zona pedemontana costituita da dolci colline, il cui declivio ha dettato le pendenze degli acquedotti, che a questo punto potremmo definire urbani per la loro ramificazione in ogni direzione. I trattati di Marco Vitruvio Pollione e Giulio Frontino rappresentano le linee fondamentali per la costruzione degli acquedotti, ma non significa che tutti gli acquedotti siano stati costruiti con i canoni dei trattati. Ogni opera di ingegneria di fondamentale importanza, allora come oggi, necessitava di uno studio preliminare per verificarne la fattibilità, la ricerca dei materiali da costruzione che dovevano essere reperiti il più possibile sul posto. Non esistevano i mezzi di trasporto di cui oggi disponiamo, per cui lavorare le materie prime sul posto era fondamentale. Poi c'è l'aspetto finanziario, non meno importante, cioè quante risorse pubbliche o private occorrono per la realizzazione dell'opera? Quanti uomini occorrono per effettuare i lavori? Sono i quesiti a cui dovevano dare risposte anche gli antichi amministratori. Si legge dai testi che probabilmente i Borbone spesero circa 150.000 ducati per la ristrutturazione dell'acquedotto di Quisisana. Una somma equivalente agli attuali 7,5 milioni di euro. Se consideriamo la lunghezza dell'acquedotto di 23 km circa, il costo medio di ristrutturazione è stato di circa 326,00 € al m. Proviamo ad immaginare quanto sa costata la costruzione dell'acquedotto che richiese la demolizione di roccia, il controllo del livello del terreno, con i volumi di sterro e di riporto, per garantire una pendenza costante dello speco. Le opere speciali come i tanti ponti canale rinvenuti lungo il tracciato, i pozzi, i sifoni, il castellum aquae, e centinaia di arcate in muratura di tufo e laterizio su cui poggiare lo speco, e diversi km di muro di contenimento che reggeva le spallette dell'acquedotto. Inoltre, bisogna considerare il costo della manodopera e i costi per risarcire i proprietari terrieri il cui fondo era attraversato dalle imponenti strutture. Dopo circa due anni di ricerche abbiamo individuato il tratto di acquedotto più bello e meglio conservato di Castellammare di Stabia. Circa 60 m di lunghezza della parte fuori terra, costituita da 12 arcate alte circa 4 m. Poi l'acquedotto diventa completamente interrato a causa di riempimenti di terreno, alluvioni o altre opere effettuate dall'uomo. Gli antichi erano abituati alla bellezza, ne erano circondati, per cui si distruggeva un'opera per realizzarne una migliore, oggi non è così, si distrugge un'opera giustificando l'utilità pubblica o per comodità di esecuzione, o per ignoranza dovuta alla scarsa conoscenza del valore storico delle testimonianze antiche. Siamo abituati a definire le cose di valore archeologico solo se affiorate dal terreno, perchè ci siamo abituati a convivere con le testimonianze antiche senza riconoscerle. Il non riconoscerle sta portando alla distruzione di un passato cittadino glorioso, un sistema di acquedotti che ha pochi eguali. Castellammare di Stabia è la Città delle acque, conosciuta fino ad oggi per le 28 sorgenti di acque minerali che formano un bacino unico al mondo, per quantità di sorgenti e diversità. Tutte poste lungo la linea di costa e a circa 1 m dal livello del mare. Una sola sorgente, quella di Fontana Grande viene utilizzata ancora oggi per uso potabile, le altre hanno qualità terapeutiche. Nonostante l'abbondanza delle sorgenti cittadine, la città, almeno fino al 1906, era alimentata dalla sorgente Acquafredda di Scala e Agerola. Possiamo quindi ipotizzare che sia la città romana che la città medievale venissero alimentate dalle sorgenti di alta quota, per semplice caduta. Diversamente l'acqua sulla collina di Varano non sarebbe mai potuta arrivare. Questo ragionamento e la tipologia costruttiva dei resti più nascosti dell'acquedotto fanno propendere per l'origine romana. Inoltre, la città in epoca Angioini era già molto abitata e contava molti monasteri, la vita di questi Monasteri era legata all'acqua. Nessuno avrebbe costruito una rete di acquedotti così lunga e sofisticata se non ci fosse stata una reale esigenza di alimentare la popolazione sempre più numerosa. Ricordiamo che la portata di acqua della sorgente Acquafredda è di alcune centinaia di lt/sec. Un flusso di acqua continuo che alimentava un territorio vasto e popoloso, con la presenza di tante attività produttive, e nel periodo medievale contava una decina di Mulini ad acqua distribuiti nelle due principali valli della Carcarella e Caporivo. Purtroppo, fino ad oggi nessuno studio è stato condotto sugli antichi acquedotti, la scarsa conoscenza di queste preziose testimonianze sta comportando una sistematica distruzione ad opera pubblica e privata, occorre un intervento immediato di tutela delle residue testimonianze al fine di accrescere il valore della storia cittadina e gettare le basi per l'organizzazione di tour di trekking culturale. Noi continueremo nel nostro lavoro di ricerca in collaborazione con le Autorità preposte alla tutela. (Articolo redatto dall'Archeoclub Stabia)

16-11-2021 19:44:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA