GIOVEDÌ 23 SETTEMBRE 2021




L'inchiesta

Castellammare, il clan D'Alessandro voleva uccidere un imprenditore stabiese: "Non paga, sparagli"

Chiuse l'inchiesta della Dda, trenta gli indagati: ci sono il boss e Teresa Martone

di Redazione
Castellammare, il clan D'Alessandro voleva uccidere un imprenditore stabiese:

"Non paga, uccidiamolo". Il cerchio è chiuso. Trenta gli uomini e i complici del clan D'Alessandro indagati per avere inquinato l'economia di Castellammare ed estorto a commercianti e imprenditori soldi per finanziarsi. Nei programmi del clan anche il piano per uccidere un imprenditore di elettrodomestici che non voleva pagare il pizzo. Estorsioni ad attività commerciali, piccole, medie e grandi, cantieri edili, salumerie, stabilimenti balneari e perfino una tangente del 10% su un atto di vendita di una fabbrica. A parlare sono i collaboratori di giustizia Salvatore Belviso, Vincenzo Polito e Renato Cavaliere. La svolta il 3 aprile scorso quando il pm Giuseppe Cimmarotta della Dda di Napoli, ha firmato la chiusura indagini. Un'inchiesta che svela come il boss abbia deciso il salto della cosca di Scanzano dalla droga ad affari più consistenti. Dice Renato Cavaliere, mente e contabile dell'organizzazione criminale: “Vincenzo D’Alessandro, dopo la sua scarcerazione, ha deciso che non dovevamo fare la droga ma che dovevamo fare le cose più importanti, cioè gli omicidi e soprattutto le estorsioni infatti a Castellammare dovevano arrivare gli stanziamenti dell’Unione Europea". Sempre lui racconta come ognuno nella cosca avesse il suo ruolo: "Erano Vitiello Antonio, Carolei Paolo e Tore ‘o Zuppo a segnalare i lavori che erano in corso a Castellammare di Stabia. Per segnalare i lavori si rivolgevano, in prima battuta a Ciccio Belviso che però lì mandava da me ed ero io a prendere i soldi”. Ciccio Belviso è, nel frattempo, morto due mesi fa dopo una lunga malattia. Soldi che venivano riscossi e poi divisi secondo regole ferree. “Ad esempio – dice Renato Cavaliere – se io portavo a D’Alessandro Vincenzo 100mila euro, lui prendeva 50mila per la sua famiglia e dava 50mila euro a me dicendomi che dovevo vedermela io per gli avvocati, per gli affiliati e anche per i ragazzi". È Salvatore Belviso che racconta invece come un imprenditore, impegnato anche nel settore edile, consegnò una busta contenente poco più di 10mila euro. La somma mensile poteva anche avvenire in più soluzioni a patto che l’intera somma venisse consegnata in un periodo compreso tra il giorno 10 e 15 di ogni mese. “Fino al mio arresto – dice Belviso – l’imprenditore mi ha consegnato ogni mese la somma di 10-15mila euro”. “In un’altra occasione Vincenzo D’Alessandro mi ha mandato a chiedere i soldi”. C’è anche un piccolo supermercato che versava 1500 euro ogni quattro mesi. “Questa persona – dice il collaboratore di giustizia – aveva sempre consegnato i soldi. Ricordo che a Natale 2008 il proprietario del supermercato mi ha consegnato un cesto all’interno del quale c’era una busta contenente 1500 euro. La somma fu così suddivisa: 400 euro a me, 400 euro a Cavaliere Renato e 300 euro a Lello Romano e 300 euro a Bellarosa Nunzio. I restanti 100 furono impiegati per spese di viaggio”. Un grande store di elettrodomestici finì nel mirino del clan. Il proprietario fece sapere che “a livello di soldi non era in condizioni di dare niente e che tuttavia per qualsiasi cosa relativa al magazzino era a nostra disposizione. D’Alessandro Vincenzo – racconta Belviso – mi ha detto di rispondere che a noi non serviva niente. Successivamente, Paoluccio Carolei, mi ha detto che stava bene come stava e che poi ne avremmo parlato, nel senso che lo avremmo potuto uccidere”. Non solo attività commerciali, anche una tangente del 10% sulla vendita di una fabbrica. Una fabbrica che era stata messa sul mercato al costo di 2milioni di euro. Il proprietario della fabbrica comunicò “che non c’erano problemi e che, quando l’avesse venduta, il 10% quindi circa 200mila euro sarebbero stati nostri”. Le intenzioni del clan erano anche rivolte verso i lidi balneari, soprattutto ai parcheggi. Estorsioni di 10mila euro e gestione dei posteggi per le autovetture. Erano queste le richieste che provenivano da Scanzano. Vincenzo D'Alessandro Paolo Carolei Renato Cavaliere Giuseppe Somma Gennaro Pasqua Guglielmo Coppola Nunzio Bellarosa Vincenzo Ingenito Antonino Esposito Sansone Antonio Occidente Michele D'Alessandro Antonio Lucchese Espedito Amodio Luigi Maresca Giovanni Somma Gianluca Somma Diego Guida Ferdinando Gargiulo Pasquale D'Alessandro Teresa Martone Lorenzo Buonocore Maria Concetta Amendola Salvatore Belviso Carmine Barba Vincenzo Polito Catherin Polito Salvatore Esposito Giorgio Amodio Michele Massa Armando De Martino

27-04-2019 10:16:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA