SABATO 06 MARZO 2021




Il caso

Castellammare, in due giorni scoperte mura e tombe: 'Stabia esca dall'oblio'

La denuncia dell'associazione archeologica: 'Questo patrimonio va sviluppato'

di Redazione
Castellammare, in due giorni scoperte mura e tombe: 'Stabia esca dall'oblio'

Prima delle mura antiche mentre si scava per un parcheggio privato, poi tombe sotto palazzo Farnese. Ritrovamenti avvenuti a distanza di pochi giorni, di cui ancora non si conosce il valore dal punto di vista archeologico. Sulle due scoperte interviene l'associazione archeologica stabiese: "Appena ieri avevamo parlato del ritrovamento archeologico di Via Regina Margherita è di oggi la notizia di un nuovo ritrovamento dovuto ai saggi sulle fondazioni di Palazzo Farnese (Il Palazzo di Città). Basta scavare appena un metro e riaffiora l'antica città, un susseguirsi di scoperte che deve far riflettere sul futuro dell'archeologia stabiana". Di qui la proposta di fare partire un progetto di rilancio: "A questo punto è lecito pensare ad un "Grande Progetto Stabia", come il "Grande Progetto Pompei". Non si può più ignorare che la "Città Sepolta" attende di essere rispolverata dalle ceneri del Vesuvio, ma soprattutto dall'oblio. E' ora di prendere atto dell'importanza archeologica di Stabiae e del ruolo che ha recitato nella storia. Poche città al mondo possono vantare una storia che parte dai Pelasgi e senza soluzione di continuità arriva fino ai giorni nostri. Occorre anche risvegliare una nuova coscienza e il senso civico dei cittadini nel promuovere e tutelare un patrimonio unico. Inoltre, occorre una grande campagna di sensibilizzazione condotta dall'Amministrazione Comunale e dalla Soprintendenza Metropolitana per mettere in campo un grande progetto di sviluppo del patrimonio archeologico che coinvolga tutta la popolazione del territorio stabiese. Aver ritrovato i resti a qualche metro di profondità lascia supporre che tanto patrimonio è andato distrutto per incuria, per scarsa conoscenza, e talvolta per conflitto d'interesse. Anche in tal senso occorrerebbe una modifica al Codice dei Beni Culturali. Nel caso di nuove costruzioni che richiedono interventi di sbancamento del terreno i saggi vanno fatti prima della richiesta dei Titoli Autorizzativi, laddove viene accertata la presenza di reperti archeologici, anche non rilevanti, il progetto che verrà successivamente elaborato deve tener conto delle suddette testimonianze. Ciò significa per gli investitori non avere perdite economiche e la certezza di realizzare l'opera, per la collettività la conservazione della memoria storica. A tale proposito abbiamo alcuni esempi a Napoli di lavori pubblici e privati come la Metropolitana e il Parcheggio Domenico Morelli che hanno tenuto conto delle antichità rinvenute. Le stesse che hanno dato valore alle strutture realizzate. Sapere preventivamente che esistono rovine archeologiche lungo la ferrovia o assi stradali strategici eviterebbe inutili perdite di tempo e di denaro".

24-01-2021 18:02:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA