MARTEDÌ 19 GENNAIO 2021




La storia

Castellammare, l'acquedotto di Quisisana parte dell'antica Stabia

Alimentava la città romana

di Redazione
Castellammare, l'acquedotto di Quisisana parte dell'antica Stabia

Alimentava una parte dell'antica Stabia. Secondo l'archeoclub d'Italia l'acquedotto di Quisisana a Castellammare e' di epoca romana. E' questa la conclusione di uno studio che dura da più di 10 anni. Si legge in una nota: "Dopo aver svolto alcune ricerche sul campo abbiamo potuto constatare che l'acquedotto di Quisisana, fino ad oggi ritenuto di origine borbonica, sia in effetti un acquedotto di origine romana. Questa ipotesi è stata possibile grazie all'ispezione condotta lungo un tratto di circa 3 km di questo monumento dimenticato". Per gli appassionati della storia d'Italia si tratta di "un'opera di ingegneria idraulica a cui non si è mai data la giusta importanza. Non ha la bellezza degli affreschi di Stabiae o dei splendidi mosaici, ma ha un'importanza storica di grande rilievo. Sappiamo dell'acquedotto di serino che riforniva l'area flegrea fino a giungere a Pompei, ma non è stato condotto mai uno studio su come venisse rifornita la citta di Stabiae. Ricordiamo che l'ager stabianus abbracciava un territorio molto vasto che raggiungeva gli attuali comuni di Sant'Antonio Abate e Gragnano e i piccoli borghi limitrofi. Possiamo immaginare di quanta acqua avesse bisogno una città così estesa, ne sono la dimostrazione i circa 100 ritrovamenti casuali di costruzioni romane nell'ager stabianus. Quindi: come si riforniva di acqua potabile, una città che disponeva di sorgenti lungo la fascia costiera, nell'attuale fontana grande e Antiche Terme?. Lo studio è partito proprio da questa domanda. Ritornando più volte lungo l'acquedotto di Quisisana abbiamo cominciato a seguire le tracce dell'acquedotto lungo il tratto che da i boschi di Quisisana giunge fino a Pimonte. Analizzando le caratteristiche architettoniche e costruttive e alcuni materiali che compongono la canalina di scorrimento delle acque detta "speco" e la struttura dei due ponti, uno in territorio di Castellammare di Stabia, l'altro nel comune di Pimonte. I dati rilevati sono straordinari, l'utilizzo del cocciopesto per la costruzione dello speco, i mattoni utilizzati per il ponte ad arco, diversi per composizione geometrica e caratteristiche cromatiche rispetto ai più comuni mattoni rossi, ci hanno indotto ad ipotizzare l'origine romana dell'opera di ingegneria idraulica". Questo quanto avvenuto fino ad oggi, ma lo studio prosegue: "Da oggi lo studio continua con un approccio diverso. Sappiamo che l'acquedotto in epoca borbonica è stato utilizzato dai Borbone per alimentare il Palazzo Reale e altri luoghi della zona collinare, ma cosa alimentava l'acquedotto in epoca romana? Dove giungeva? Inoltre, lo studio è stato esteso ad un altro acquedotto, quello medioevale che ha origine da Gragnano valle dell'imbuto, e che poteva giungere fino alla collina di Varano, dove sorgeva gran parte dell'abitato di Stabiae, almeno fino all'eruzione pliniana. Quindi si tratta di ben due acquedotti che alimentavano una città molto più grande di quella riportata sui libri di testo scritti fino ad oggi. Questo studio è partito dal 2007 quando scrissi alla Soprintendenza ai Beni Ambientali di Napoli di valorizzare l'acquedotto, poichè borbonico o romano che sia è un monumento storico di grande importanza".

01-01-2021 20:15:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA