VENERDÌ 22 OTTOBRE 2021




Il fatto

Castellammare, pizzo da 200 mila euro: gli incassi record dei D'Alessandro

Concluse le indagini su 22 tra capi e colonnelli di Scanzano

di Redazione
Castellammare, pizzo da 200 mila euro: gli incassi record dei D'Alessandro

Duecentomila euro versati per lavorare a Castellammare dopo avere vinto un appalto. Soldi che gli imprenditori sono stati costretti a versare al clan D'Alessandro fino al 2017. Sono 22 i capi e colonnelli della cosca di Scanzano che rischiano il processo. Il PM antimafia, Giuseppe Cimmarotta, ha depositato nella scorsa settimana gli atti di conclusione indagini sulle estorsioni a Castellammare e nei comuni vicini. Nella mappa degli esattori del pizzo finiti i vertici del clan D’Alessandro. Come la vedova del boss Michele, Teresa Martone e gli eredi Vincenzo e Pasquale D’Alessando. Sergio Mosca, ritenuto il reggente della cosca fino al suo arresto, e Paolo Carolei. Ma tra gli indagati anche i collaboratori di giustizia, come Pasquale Rapicano e Renato Cavaliere, che con i loro racconti hanno contribuito a svelare il sistema di terrore e minacce con cui la camorra costringeva al silenzio le vittime. Estorsioni che prevedevano anche una tassa alla cosca, dai 15 ai 30 mila euro all'anno, imposta agli imprenditori a seconda del volume di affari della loro attività, dalla sanità all'edilizia. Soldi che hanno finanziato per almeno 20 anni la cosca di Scanzano. Tra le vittime anche Adolfo Greco, che è a processo per i suoi rapporti con i capi dei clan tra Castellammare e i monti Lattari. Sarà la requisitoria del pm Cimmarotta, in calendario la prossima settimana, a ridefinire il ruolo dell'imprenditore rispetto ai camorristi nello stesso tempo alleati e carnefici. Proprio ai suoi danni sarebbero stati ricostruiti diversi episodi di estorsione, che lo stesso Greco non aveva mai denunciato per “paura di ritorsioni nei confronti della mia famiglia, dei miei dipendenti e dell’azienda”. Ha poi raccontato durante gli interrogatori dopo il suo arresto. Un'ultima inchiesta della Dda che descrive come una parte dei soldi dell'imprenditoria stabiese abbia alimentato l'organizzazione criminale con affari e investimenti, dalla penisola sorrentina al Nord Italia.

25-09-2021 19:53:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA