MERCOLEDÌ 27 OTTOBRE 2021




Il fatto

Castellammare, racket al mercato dei fiori: imprenditori costretti a pagare più di mille e cinquecento euro al mese

Video e intercettazioni incastrano gli uomini del capo Luigi Di Martino

di Redazione
Castellammare, racket al mercato dei fiori: imprenditori costretti a pagare più di mille e cinquecento euro al mese

Millecinquecento euro da versare al clan Cesarano il dieci di ogni mese. E i fiorai che non erano puntuali venivano minacciati e picchiati. Più una tassa allo scarico e carico di 700 euro al mese sempre come pizzo alla cosca di Ponte Persica. Soldi che gli imprenditori versavano in silenzio, al massimo decidendo di andare via dal mercato dei fiori. Un business a cui si aggiungevano i guadagni di una società per il trasporto dei fiori dall'estero che ormai agiva in regime di monopolio, gestita dai cognati del boss Luigi Di Martino. "L'agenzia della gang" era guidata da Antonio Martone e Giovanni Esposito, a capo della Engy Service, ora indagati insieme ad altre dieci persone. Tutti all'interno di un'organizzazione sotto la regia del capoclan Luigi Di Martino, destinatario di una misura cautelare con Giovanni Cesarano, Aniello Falanga, Luigi Di Martino (alias "cifrone"), Ivan Cammarota, Vincenzo Melisse, Francesco Mogavero. Un'operazione che, ieri mattina, ha fotografato quanto avveniva nel mercato tra i più grandi del Sud dal 2014, cioè da quando Gigino o Profeta era tornato in libertà. Un'inchiesta condotta da Guardia di Finanza e carabinieri, guidati dalla Dda di Napoli, grazie a intercettazioni telefoniche e video che riprendevano quando gli imprenditori erano costretti a pagare le tangenti e gli uomini della cosca a incassare in un clima di terrore dove a vincere era la legge del silenzio. 

 

23-05-2019 20:27:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA