VENERDÌ 06 DICEMBRE 2019
L'inchiesta

Castellammare, Toni Marciano rende omaggio al boss: "Grazie a Salvatore della Faito"

Il retroscena dell'inchiesta che ha incastrato gli autori del falò contro i pentiti

di redazione
Castellammare, Toni Marciano rende omaggio al boss:
La festa dell'Immacolata con la regia della camorra. Sembra una scena tratta da Gomorra e invece è una sequenza della notte dell'orrore a Castellammare Un manichino che brucia per minacciare i pentiti al Savorito durante il falò e a pochi metri di distanza applausi e ringraziamenti dal palco per il ras del quartiere. E' il cantante Toni Marciano che rende omaggio al boss. Il rogo del manichino con la scritta "Così devono morire i pentiti, abbruciati" organizzato da cinque ragazzi, tra cui anche un nipote del camorrista eletto a idolo del quartiere.
Il palco a Moscarella, quella stessa sera, un centinaio di metri dal falò della vergogna. Lì, Marciano, tra i più noti tra i neomelodici, ha ringraziato pubblicamente, dal palco, il ras Salvatore Imparato, zio di uno dei tre ragazzi destinatari oggi dei divieti di dimora in Campania emessi dal gip e notificati da Polizia e Carabinieri.
Rivolgendosi ai presenti l'artista ha voluto esprimere i suoi personali ringraziamenti "a Salvatore della Faito per avere reso possibile tutto questo". Il Rione Savorito, secondo le indagini e secondo alcuni collaboratori di giustizia, è una nota piazza di spaccio di Castellammare gestita dagli Imparato, famiglia legata al clan D'Alessandro. Sono i risvolti di un'inchiesta partita con la pubblicazione su Facebook di un video girato da una donna. In quelle immagini si vedevano i cinque che salivano sulla catasta di legna per montare lo striscione con le minacce di morte ai collaboratori di giustizia. Furono quelle immagini a consentire l'individuazione dei tre maggiorenni, di 30, 24 e 18, e dei due minorenni, oggi destinatari delle misure cautelari. I tre sono: Francesco Imparato, Antonio Artuso e Daniele Amendola.
Durante le dichiarazioni spontanee rese agli investigatori, alcuni degli indagati hanno ammesso di avere commesso il fatto che il gip Valeria Montesarchio classifica come "una gravissima minaccia di morte prospettata ai collaboratori di giustizia". Intanto l'amministrazione Cimmino fa sapere che il comune si costituirà parte civile al processo che porterà in aula i responsabile del falò della vergogna. 
20-02-2019 08:11:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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