MARTEDÌ 12 NOVEMBRE 2019
La storia

Con la moto sulle macerie per portare cibo e medicine ai terremotati isolati, lo stabiese Ugo Filosa: "Ci chiamavano angeli a due ruote"

Partito da Castellammare, è stato quattro giorni ad Amatrice: "Ho visto persone scavare a mani nude"

di Christian Apadula
Con la moto sulle macerie per portare cibo e medicine ai terremotati isolati, lo stabiese Ugo Filosa:

Ha portato sulla sua moto i medici da malati isolati, irraggiungibili per le ambulanze. Cibo e medicine a chi era circondato solo da macerie. Per quattro giorni Ugo Filosa non si è mai fermato. “In quei momenti non ti viene la stanchezza, vedi le persone che scavano a mani nude per salvare parenti sotto le pietre e capisci che non puoi fermarti”. E’ ritornato a Castellammare con quelle immagini negli occhi il campione di moto da enduro che per i terremotati dei paesini vicino Rieti è diventato “un angelo a due ruote”. Con la stanchezza ancora negli occhi Ugo sorride “ma quali angeli, abbiamo solo fatto quanto potevano. Gli angeli erano i volontari che hanno scavato per giorni, mentre la terra ancora tremava”. C’era stato per preparare un rally di motociclisti tra quei sentieri, in quelle strade che in una notte sono state ricoperte da macerie. Spesso ingoiati senza lasciare ad auto e camion la possibilità di muoversi. Ma per le motociclette enduro il discorso è diverso. Appena ha visto i paesini distrutti Ugo Filosa ha capito che avrebbe potuto aiutare chi era sopravvissuto al terremoto. Partito da Castellammare mercoledì mattina in poche ore era ad Amatrice con la sua motocicletta, insieme ad altri sei amici contattati su Facebook. “Siamo passati sulle macerie, sui cavi di alta tensioni crollati al suolo, superando ostacoli che per gli altri erano insormontabili”. A dare l’autorizzazione alla sua squadra è stato il sindaco. “All’inizio eravamo in sette, poi sono arrivate migliaia di disponibilità. Abbiamo comunque deciso di restare in venticinque divisi in quattro squadre coprivamo tutte le zone”. Il compito dello stabiese e dei suoi amici è stato nei primi giorni fondamentale, “abbiamo portato l’acqua e il cibo a chi non aveva più contatto con nessuno da dodici e anche ventiquattro ore”. Sulla moto non si sentiva la terra che tremava, per le continue scosse. “Ho avuto paura solo alle 6,15 quando ero a riposare nel palazzetto del comune e mi ha svegliato una scossa pesante” dice con tranquillità mentre già pensa a quando ci tornerà. “Vogliamo organizzare un rally per beneficenza per il Natale di quei bambini” racconta, ma dopo la sua esperienza ha progetti anche più ambiziosi. “Con un gruppo di motociclisti ci costituiremo in un’associazione che possa collaborare con la Protezione civile. In alcuni momenti siamo fondamentali”, questo guardando al futuro. Ma le scene viste sono ancora troppo vive nella sua mente, “non dimenticherò mai un anziano a cui ho portato il cibo. Viveva in una palazzina divisa in tre. Gli sposini e la famiglia con i bimbi che vivevano accanto a lui sono morti tutti, era l’unico sopravvissuto vivendo nella parte centrale dell’edificio”. Ma l’anziano terremotato era disperato, “voleva sapere perché non era toccato a lui”. Una domanda a cui nessuno potrà mai rispondere. 

31-08-2016 17:58:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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