MARTEDÌ 25 GENNAIO 2022




Il primo maggio

Dal Sud al Nord, il caporalato trasforma in schiavi donne e migranti

Don Ciotti: 'Questo sistema dimentica che il lavoro è la base della dignità umana'

di Pasquale Somma
Dal Sud al Nord, il caporalato trasforma in schiavi donne e migranti

Il caporalato è una forma illegale di reclutamento e organizzazione della mano d’opera attraverso intermediarî, i cosiddetti caporali che assumono per breve periodo operai senza rispettare le regole di assunzione e i diritti dei lavoratori. Solitamente il reclutamento delle persone avviene da parte di un soggetto, detto appunto "caporale" che nelle prime ore della giornata, raccoglie manodopera giornaliera in punti strategici nascosti della città, per farla lavorare in nero nei campi o nei cantieri edili senza che le siano riconosciute le adeguate protezioni sia in termini di sicurezza che dal punto di vista igienico sanitario, di riposo e di compenso.  In Italia abbiamo una buona legge sul caporalato, che però deve essere messa in condizione di funzionare. La legge stabilisce che commette il reato di caporalato chiunque recluti manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori; chiunque utilizzi, assume o impiega manodopera, anche mediante l’attività di intermediazione di cui al precedente punto, sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno. “Questo sistema ha dimenticato che il lavoro è la base della dignità della persona e che questa dignità si garantisce con i diritti, con la sicurezza, con la giusta retribuzione. Altrimenti è sfruttamento e schiavitù. Non è più possibile assistere inerti a questo olocausto di vita e di speranza” (don Luigi Ciotti). Questo fenomeno non riguarda solamente alcuni territori del Sud ma è in crescita ed è esteso ormai in tutta Italia. Proprio oggi ad Asti sono stati denunciati 3 caporali che sfruttavano braccianti agricoli extracomunitari, durante la vendemmia nel Monferrato, pagandoli 3 euro l'ora e facendoli lavorare fino a dieci ore ininterrotte al giorno. Siamo di fronte a un fenomeno di mafia, di agromafie. Le vittime sono non solo persone migranti, ma anche donne italiane. Conosciamo tante situazioni di sfruttamento nel lavoro, di persone sottopagate in fabbriche e nel settore agricolo. Oggi, 1 maggio festa dei lavoratori, occorre, quindi, dare continuità e potenziare le azioni a tutela ed informazione ai lavoratori, nonchè di promozione della cultura della salute e della sicurezza.

01-05-2020 17:36:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA