GIOVEDÌ 27 GENNAIO 2022




calcio - napoli

De Laurentiis ha perso un'occasione storica ...

Quando le scelte societarie possono far zittire gli scettici

di Luca Cimmino
De Laurentiis ha perso un'occasione storica ...

C'è un momento nella vita di un club calcistico in cui bisogna decidere cosa bisogna essere e per quali obiettivi competere. Il quadro ha molte sfaccettature e le variabili in gioco sono tante, specialmente nel calcio dove sembrano comandare i fatturati più della passione di chi gestisce le società. Di mecenati non se ne vedono più tanti, ed i presidenti attuali in Italia sembrano soltanto imprenditori in cerca di profitto, la componente passionale sembra essere stata completamente abbandonata.

Emblematico il caso Inter che nel post Moratti arranca in campionato, ed i fasti delle notti di Champions sono stupendi ricordi che non saranno mai dimenticati, ma il tempo passa e le nuove leve del tifo pretendono di più. Thohir attuale presidente, è un danaroso indonesiano che cerca più del profitto probabilmente la notorietà, che nel mondo passa attraverso lo spettacolo e quale spettacolo più importante dello sport a livello mondiale? Ma la componente passione non c'è, la sua presenza alla Pinetina è pressocchè ectoplasmica e la squadra ne risente.

Lo stesso discorso è attribuibile a Berlusconi che pur tenendo ancora le redini del club di via Turati, ha mollato un pò le briglie, dando poteri a persone che il Milan non ce l'hanno nel sangue. Lo stesso presidente ha profetizzato i nuovi fasti che verranno definendo il Milan "un affare di famiglia" dove per affare non s'intende di certo il lucro che ne può scaturire. il miliardo di euro investito nella presidenza Berlusconi è il chiaro sintomo del fatto che per vincere devi andare oltre le risorse del club, attiggendo a patrimoni personali e semmai travalicare i limiti di bilancio e fatturato. Quando è stato il momento di rientrare un pò nei ranghi, dove oltre ogni ragionevole dubbio si rischiava il tracollo finanziaro, ecco che il Milan semplicemente non vince più e non ha nessuna velleità di classifica, se non l'obiettivo Champions per rimpinguare le casse del club.

L'unico club in Italia che conta ancora dei mecenati all'interno del suo CDA è la Juventus, di proprietà della famiglia Agnelli che vede in Andrea, un degno successore di quello che rappresenta la Juventus per la sua famiglia. Un club risorto dalle ceneri di calciopoli che non ha badato a spese, anche quando acquisti come Diego, Melo e Thiago facevano imbestiarlire i tifosi. I passivi di bilancio erano enormi ma la proprietà, decisa a puntare in alto, investe in passione e ricapitalizzando ottiene i risultati che sono sotto gli occhi di tutti ed elencarli diventa superfluo.

Tralasciando la parentesi Romana che vede in Pallotta un nuovo mecenate, forse con un occhio più rivolto alle strutture che può realizzare nella capitale che al cuore dei tifosi, il focus cade sul Napoli.

La S.S.C. Napoli nella figura del presidente Aurelio De Laurentiis, quanto investe in passione? Poco, forse pochissimo, perchè la passione genera entusiasmo e non fa calcoli. L'euro balla del fair play finanziario imposta da Platini e cavalcata da De Laurentiis, ormai non prende in giro più nessuno. Le sue testuali parole furono "Se il fair play si dimostrerà una balla ci divertiremo". Per ora l'unico a divertirsi resta lui continuando a gestire il club come se il bilancio sia ancora intoccabile. A gennaio aveva annunciato l'acquisto di due top player, per poi presentarsi con Grassi Regini non propriamente due calibri grossi, ed alla lunga il sogno scudetto sbiadisce perchè la competitività la danno i giocatori di qualità non le scommesse.

Per De Laurentiis il Napoli non è un affare di cuore, è un capriccio meramente economico, l'unica società del suo gruppo che gli fornisce lauti compensi dal cda (più pagato della Serie A), la sua ossessione per i conti e per il fatturato ne è la prova. Impossibile pensarla in modo diverso, il suo scudetto sembra essere ogni anno la partecipazione alla Champions League, senza tenere conto del polso della piazza che ambisce ad una vittoria di prestigio.

I tifosi alla società non chiedono di vincere ma di competere seriamente avendo al vertice un presidente tifoso, che è da sempre una certezza di competitività che non è una certezza di vittorie, ma è quella sensazione di tranquillità data dal fatto di essere in mani sicure, in mani di un uomo che ama la sua creatura come il più sfegatato dei tifosi, che ha l'onore di gestire e per la quale prende delle decisioni che poi ricadono su tutti.

De Laurentiis ha perso l'ennesima occasione di zittire gli scettici, se avesse fatto un mercato di riparazione in linea col sogno scudetto, qualora quest'ultimo non fosse arrivato a maggio, nessuno avrebbe potuto puntargli il dito contro in quanto la società si era mossa con decisione per vincerlo. Le motivazioni per il mancato titolo le si sarebbero potute cercare sul campo di gioco e non nella stanza dei bottoni di Castel Volturno. 

Quello che manca a Napoli non sono i soldi (in barba ai fatturati) ma è l'amore della dirigenza verso la Maglia Azzurra. Perchè l'amore ti porta anche a fare qualcosina in più, a pensare di fare un sacrificio pur di dare una gioia a chi ti ama, anche a costo di tirare un freno negli anni a venire. Regalare una gioia, come può essere fare un regalo speciale per un anniversario di nozze, anche se c'è matrimonio e matrimonio, ed anche se il sodalzio Napoli - De Laurentiis pare destinato a durare nel tempo, quasi a sembrare un unione felice, per lui sarà sempre un matrimonio d'interesse mai un vero amore.

02-03-2016 12:41:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA