DOMENICA 24 OTTOBRE 2021




Il caso

Falso profilo dell'ex compagna per pubblicare foto intime della donna, la vittima denuncia l'uomo di Pompei e Facebook

A processo V.V, 51 anni, ma dopo due anni immagini di nuovo sui social

di Redazione
Falso profilo dell'ex compagna per pubblicare foto intime della donna, la vittima denuncia l'uomo di Pompei e Facebook

Aveva aperto un falso profilo Facebook a nome dell'ex compagna, pubblicando foto intime della donna. Tutto per vendicarsi di una relazione finita male. 
Cinque anni dopo l'uomo, V.V., 51 anni di Pompei è sotto processo al Tribunale di Torre Annunziata dopo la denuncia-querela presentata dall'avvocato della vittima, Giancarlo Sparascio,anche nei confronti di Mark Zuckerberg, fondatore e proprietario del popolare social network. Due anni dopo i fatti denunciati, infatti, il falso profilo, in precedenza oscurato, sarebbe tornato attivo.
La vicenda ha inizio nell'ottobre 2014, quando la donna, oggi 52 enne, con un matrimonio alle spalle ed allora non iscritta a Facebook venne informata che era attivo un falso profilo a suo nome sul quale erano state caricate immagini intime che la ritraevano, visibile in volto, durante rapporti sessuali avuti con V.V.. Le immagini erano accessibili a tutti.
La donna, costretta per la vergogna anche a lasciare il suo luogo di origine nel Salento, tramite l'avvocato Sparascio presentò una denuncia-querela alla Procura di Lecce, con la richiesta di sequestro dei dispositivi elettronici, mentre il profilo Facebook venne oscurato 72 ore dopo l'attivazione grazie all'intervento della Polizia postale di Lecce.
In una perquisizione a Pompei, fu sequestrato il computer dell'ex compagno, sul quale fu eseguita una consulenza tecnico-informatica da un incaricato dalla Procura leccese.
Il cinquantunenne venne rinviato a giudizio al Tribunale di Lecce nel novembre 2016 per i reati di sostituzione di persona, diffusione di immagini pornografiche e diffamazione aggravata, accuse che hanno comportato il trasferimento del processo per competenza territoriale a Torre Annunziata.
Il processo è stato aggiornato al 15 luglio.
''I gravissimi fatti sottesi a questo processo, che avrebbero potuto sortire, come avvenuto in altre occasioni, conseguenze fatali, stanno dirigendosi verso il loro definitivo accertamento nel dibattimento - dice l'avvocato Giancarlo Sparascio - pur con immensi sforzi, per la totale inadeguatezza delle classiche fattispecie di reato rispetto all'incriminazione di condotte radicalmente nuove che richiederebbero l'introduzione dell'autonomo delitto di 'revenge porn', come finalmente pare essersi reso conto il Parlamento''.
Alla procura di Torre Annunziata vi è un secondo procedimento, in attesa di decisione da parte del pm, nato da una denuncia-querela anche al fondatore Mark Zuckerberg, a causa della riattivazione, a distanza di due anni, dello stesso profilo già segnalato ed oscurato.
"La riattivazione - secondo il legale - è riconducibile all'inadeguatezza del sistema di controllo e di sicurezza predisposto dai vertici aziendali di Facebook che, in Europa, dispone di un solo ufficio, situato in Germania, deputato alle operazioni di verifica e rimozione di post che vengono utilizzati come strumento di 'revenge porn o per la commissione di altri reati, mentre l'Italia, con oltre 28 milioni di utenti, è del tutto sprovvista di una struttura operativa del social che possa svolgere tali operazioni''.

30-03-2019 18:01:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA