DOMENICA 23 GENNAIO 2022




La storia

Fiat di Pomigliano, pagati per restare a casa: niente fabbrica per i cinque operai reintegrati

Licenziati per un manichino di Marchionne impiccato, la Corte d'Appello ha imposto il ritorno in azienda

di Redazione
Fiat di Pomigliano, pagati per restare a casa: niente fabbrica per i cinque operai reintegrati

Pagati regolarmente ma dovranno restare a casa. Riceveranno lo stipendio senza lavorare. E’ quanto la Fiat ha comunicato ai cinque operai licenziati a giugno di due anni fa dallo stabilimento di Pomigliano, e reintegrati in azienda da una sentenza della Corte d'Appello di Napoli. Non torneranno a lavorare, ma saranno regolarmente pagati, proprio come avvenne tre anni fa con i 19 operai della Fiom per i quali la Corte d'Appello di Roma aveva disposto l'assunzione nell'allora newco Fabbrica Italia Pomigliano. I cinque, Mimmo Mignano, Marco Cusano, Roberto Fabbricatore, Massimo Napolitano e Antonio Montella, furono licenziati nel 2014, dopo aver esposto, il 5 giugno di quello stesso anno, un fantoccio impiccato raffigurante il volto di Sergio Marchionne. Il gesto, provocatorio, era stato messo in atto durante una manifestazione di protesta in seguito al suicidio di due colleghi che erano stati messi in cassa integrazione dall'azienda. Oggi stanno rientrando in fabbrica ma solo per ottemperare agli adempimenti amministrativi relativi al pagamento delle spettanze dovute. In una lettera indirizzata ai cinque reintegrati, la direzione aziendale ha sottolineato che sulla scorta delle attuali esigenze lavorative ''e fino a nuova disposizione, è dispensato dal rendere la prestazione lavorativa, venendole comunque garantito il normale trattamento retributivo''. Una situazione che ricalca, per qualche verso, quella venutasi a creare nel 2013 con i 19 lavoratori iscritti alla Fiom per i quali la Corte d'Appello di Roma aveva disposto, a novembre 2012, l'assunzione nell'allora newco Fabbrica Italia Pomigliano, e che per mesi furono pagati senza poter lavorare. 

11-11-2016 13:15:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA