SABATO 10 APRILE 2021




L'intervista

Giovani in 'gabbia' da un anno, la psicologa Maresca: 'Ansia e rabbia, crescono i negazionisti'

Le conseguenze sui ragazzi dai 14 ai 18 anni: 'Disturbi del sonno e del comportamento'

di Jacopo De Vivo
Giovani in 'gabbia' da un anno, la psicologa Maresca: 'Ansia e rabbia, crescono i negazionisti'

Un anno chiusi in casa e privati della vita di sempre. Molti giovani si ribellano. L’esperta psicologa clinica Sarah Maresca spiega le conseguenze sullo stato psicologico dei giovani stabiesi al tempo del Covid; reso ancora più critico dopo la conferma e l’inasprimento delle restrizioni, che faranno “vivere” in gabbia fino a Pasqua. Qual è il più comune sintomo riscontrabile nella moltitudine di ragazzi che si sono scontrati con la realtà di questo terribile virus che ormai da un anno ha cambiato le loro vite ed abitudini? "Le restrizioni legate alla pandemia e alla sua seconda ondata, pur essendo meno drastiche rispetto al primo lockdown, hanno provocato reazioni di sofferenza e insofferenza anche molto forti nei ragazzi. La vita che stiamo vivendo, con restrizioni, riattiva continuamente nei giovani i vissuti di quando, a marzo scorso, inaspettatamente, sono stati privati dell’autonomia e della libertà di muoversi e stare con i propri amici e i coetanei. Si parla tanto del “disagio psicologico” negli ultimi tempi molto presente nei giovani in quanto la psiche è ancora in via di sviluppo, facendone l’anello più fragile per la ricaduta emotiva; la parola che usano più frequentemente per descrivere il modo in cui si sentono in questo momento è “alienati”, sentono di non stare vivendo davvero la loro vita, il tempo passa ma non si vive davvero, non è più “come prima”. Ci sono due modi di affrontare la problematica” : c’è chi si chiude ancora di più, ha timore nel tornare a frequentare le persone, di solito sono giovani che possono riscontrare anche problematiche legate all’ansia, a problemi riguardanti il sonno (quindi difficoltà di mantenerlo in un range di parametri utili per la salute con la presenza di costanti risvegli o problemi a riaddormentarsi dopo essersi svegliati), e un aumento dei disturbi comportamentali e della sfera emotiva. Un altro disagio evidente, rischiando anche pesanti sanzioni economiche, è lo stare in strada senza mascherina, come se tutto fosse tornato alla normalità, come se non ci fosse nessuna emergenza sanitaria, attuando una sorta di meccanismo di difesa, il cosiddetto diniego, come se questa dimenticanza potesse cancellare questa fase di convivenza col virus". C'è una fascia di età specifica più colpita da questi disagi? "La Pandemia ha colpito tutti indiscriminatamente. I disagi provocati dal virus SARS-CoV-2 non fanno alcuna distinzione di ceto sociale, area geografica e colore della pelle: una pandemia colpisce tutti anche se con modi ed intensità diverse. Alcuni studi hanno rilevato, però, che chi soffre di più è chi è più integrato nel suo ambiente, anzi, chi era più adattato alle condizioni precedenti al virus SARS-CoV-2. Sicuramente la fascia di età tra i 14 e i 18 anni è stata poco al centro dell’attenzione ed è una fascia in cui le relazioni sociali e il contatto interpersonale sono fondamentali per la crescita e la formazione delle personalità dei futuri adulti. Tuttavia, si riscontrano problematiche anche nei bambini più piccoli, che però dimostrano in maniera diversa, rispetto ai giovani adulti, i problemi di ansia e depressione e irritabilità". Qual è la sua opinione riguardo le conseguenze che tutto ciò avrà sullo sviluppo personale dei ragazzi e sul loro futuro? "Una domanda complessa comporta una risposta incerta. Si possono fare diverse ipotesi sulla base di ciò che sappiamo essere le più comuni conseguenze sulla salute psicologica dopo un periodo di stress, ma dobbiamo ricordare che ciò, a cui stiamo assistendo, è un fenomeno nuovo sotto molti punti di vista e nuovi saranno anche gli effetti che a medio-lungo termine causerà. Possiamo ipotizzare effetti diretti o indiretti: i primi riguardano una esperienza vissuta personalmente con un evento negativo legato alla pandemia, che va dall'aver contratto l’infezione da virus SARS-CoV-2, all'aver assistito a conseguenze dello stesso su uno dei familiari o della cerchia di legami più stretti. Nei giovani e giovanissimi questi effetti potrebbero portare ad un aumento di disturbi dell'umore, a manifestazioni ansiose e alla paura che possa ripresentarsi una situazione simile nel futuro. I secondi, gli indiretti sono tutti gli effetti a cui i bambini e i ragazzi sono ancor più esposti, perché riguardano le conseguenze psicosociali a lungo termine della pandemia, delle misure di contenimento del virus imposte, dell'aumento dell'incertezza rispetto al futuro. Ciò che potrebbe verificarsi, ad esempio, è un effetto dell'isolamento sociale sulla crescita cognitiva ed emotiva. I giovani presentano una maggiore capacità di resilienza, ossia la capacità di far fronte a queste situazioni difficili, però è bene tener presente che sono inseriti in ambienti e contesti di vita che potrebbero, nel futuro, aumentare o diminuire il rischio di effetti negativi. La presenza di una situazione economica stabile, di un clima familiare non disfunzionale, la possibilità di accedere alle cure e a servizi sanitari, sono tutti fattori da considerare come una riflessione sulle conseguenze della pandemia porti all’attuazione di interventi realmente efficaci".

28-02-2021 10:22:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA