SABATO 04 DICEMBRE 2021




L'inchiesta

Gli affari della criminalità nel trasporto dei malati, con Squecco indagati uno stabiese e un pompeiano

L'imprenditore noto per il carosello di ambulanze in festa per il sindaco

di Redazione
Gli affari della criminalità nel trasporto dei malati, con Squecco indagati uno stabiese e un pompeiano

Un giro di affari della criminalità organizzata coperto dal trasporto di pazienti e di morti. Undici misure cautelari sono state notificate oggi dalla Polizia di Stato di Salerno (Squadra Mobile , Divisione Anticrimine e Sco) nell'ambito di una vasta operazione tesa a contrastare le infiltrazioni criminali nel settore del trasporto dei malati e delle onoranze funebri.     L'operazione, denominata "Croci del Silaro", coordinata dalla Procura di Salerno, vede indagati un imprenditore di Capaccio Paestum, Roberto Squecco, e altre dieci persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di intestazione fittizia di beni, riciclaggio, reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, auto-riciclaggio, peculato, abuso d'ufficio e falso, turbata libertà degli incanti ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Tra i prestanome anche uno stabiese e un pompeiano. L'indagato di Castellammare, come presidente di un'associazione di volontariato, si prestava a coprire il giro d'affari dell'imprenditore.     Nell'ambito del blitz sono state anche sottoposti a sequestro beni per 16 milioni di euro: una società con sede in Italia, due associazioni di soccorso, 26 automezzi, 7 conti correnti bancari, 12 terreni a Capaccio-Paestum (Salerno) e un terreno a Zimbor (Romania). L’indagine trova la sua genesi negli avvenimenti successivi all’elezione del sindaco del Comune di Capaccio Paestum del 9 giugno 2019, Franco Alfieri, quando erano stati denunciati alcuni episodi di utilizzo “improprio” di ambulanze che avevano inscenato un “carosello” tra le strade della cittadina per festeggiare il risultato elettorale. Tra gli indagati il pompeiano Sorrentino ha un ruolo di primo piano, perché consente a di poter movimentare enormi quantità di denaro, spostandole da una onlus ad un'altra, attraverso documenti fiscali fittizi. Particolarmente spregiudicato in tale meccanismo illecito, da cui ricava importanti guadagni per sé, quale compenso riconosciutogli da Squecco. Il Sorrentino è però dotato anche di una autonoma capacità criminale, come dimostra l'imputazione provvisoria di cui al capo 31, ovvero la fatturazione di prestazioni da lui effettivamente rese, a nome della società Atlantica. In conclusione, nei confronti di collaboratori storici dello Squecco e di componenti della sua famiglia, la detenzione domiciliare è l'unica misura capace di neutralizzare una oggettiva pericolosità sociale acquisita in anni di collaborazione con un soggetto, la cui abilità criminale non ha mai subito battute di arresto, neppure dopo l'adozione delle misure cautelare reali.

20-01-2021 18:24:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA