VENERDÌ 27 MAGGIO 2022




Il Fatto

Il caffè espresso italiano presto patrimonio dell’umanità

Il Ministero delle Politiche Agricole candida all’unanimità la bevanda storica a patrimonio dell’UNESCO

di Rossella Abagnale
Il caffè espresso italiano presto patrimonio dell’umanità

E’ di poche ore fa l’annuncio della candidatura a patrimonio dell'umanità de "Il caffè espresso italiano tra cultura, rito, socialità e letteratura nelle comunità emblematiche da Venezia a Napoli". La notizia è stata divulgata dall'on.le Gian Marco Centinaio, sottosegretario al MIPAAF.

Che il caffè espresso abbia avuto nei secoli il potere di scandire i tempi delle nostre esistenze è innegabile. Quante storie d’amore hanno avuto inizio grazie ad un caffè? Quanti affari si sono conclusi davanti ad una tazzina bollente della bevanda bruna fumante? Per non parlare delle sane amicizie coltivate a suon di chiacchiere e caffè.

C’è una letteratura incredibile a riguardo.  Anzi, potremmo dire che letteratura prima e teatro e cinema poi degli ultimi tre secoli conservino tracce importantissime di quanto il caffè abbia rappresentato più di una semplice bevanda, andandosi consolidando via via come una quotidiana ritualità nella vita degli italiani, sin dal 1720 anno in cui fu aperta la prima caffetteria d’Europa in quel di Piazza San Marco a Venezia.

"Siamo molto soddisfatti di essere arrivati ad una candidatura unitaria" commenta Centinaio. "Oggi stesso la candidatura del caffè espresso italiano sarà trasmessa alla Commissione nazionale italiana per l'Unesco e confidiamo che questa la approvi e la trasmetta entro il 31 marzo a Parigi. La tazzina di espresso rappresenta per tutti gli italiani un rito sociale e culturale che trova riscontro anche nella letteratura e che appassiona tutto il Paese, da Napoli a Venezia fino a Trieste passando per Roma e Milano. Una candidatura tanto più importante in un momento storico in cui le restrizioni dovute alla pandemia hanno penalizzato i rapporti sociali, molti dei quali avevano come cornice il bancone o il salotto all'aperto di un bar davanti a un buon caffè italiano".

Ma il caffè non è solo un rito apparentemente immateriale. Coltivazione, produzione, torrefazione e trasformazione di questo prodotto rappresentano passaggi intorno ai quali ruotano filiere produttive di una della maggiori voci economiche mondiali. Quindi, non un vezzo, ma un vero e proprio atto di tutela di un’abitudine italiana che vede un consumo di 30 milioni di tazzine al giorno tra bar, ristoranti e locali pubblici, stando ai dati riportati da Coldiretti.

Una tradizione divenuta parte integrante della socialità al punto da caratterizzarne alcuni aspetti come quello dell’atto di solidarietà narrato dal gesto meraviglioso del "caffè sospeso", espressione superlativa della generosità napoletana che prevede si lasci pagato un caffè per chi non può permetterselo. Di quanto il caffè faccia parte del dna storico della socialità italiana Napoli è testimone indiscussa e, ben presto, oltre a godere della sua bontà nel sorseggiarne una tazza potremo sentirci promulgatori e protettori di un gesto che ha innegabilmente caratterizzato la socialità della nostro essere italiani nel mondo.


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21-01-2022 08:36:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA