MARTEDÌ 28 GIUGNO 2022




Politica

Il caso Melisse spacca il consiglio. Dal garantismo di Pannullo, alle dimissioni dei grillini e di Prima Stabia, passando per la critica di Vozza

Cimmino: "No a dimissioni ma Melisse disinformato". Ungaro: "Faccia un passo indietro". Esposito: "Inizio poco incoraggiante". Di Martino "Noi vigili, ci affidiamo alla commissione di garanzia"

di Paolo Di Capua
Il caso Melisse spacca il consiglio. Dal garantismo di Pannullo, alle dimissioni dei grillini e di Prima Stabia, passando per la critica di Vozza

Maggioranza, opposizione, sindaco e vice sindaco sono uniti nel dire che il presidente del consiglio, Eduardo Melisse, sia stato protagonista di un fatto grave e che infanga, ancora una volta, la reputazione di Castellammare in ambito nazionale. Ma ci sono delle differenze, e anche notevoli nel giudicare il fatto in sé. La linea del primo cittadino, Antonio Pannullo, è garantista. “Il Pd è un partito serio – dichiara – e questo è un episodio che attiene alla sua vita interna. C’è una commissione di garanzia che sta monitorando il caso e che prenderà delle decisioni. Ma di certo – conclude – sbaglia chi vorrebbe indurmi a chiedere a Melisse di rassegnare le dimissioni dalla sua carica”. E quindi, per il sindaco, sarebbe in errore il Movimento Cinque stelle. I grillini hanno assunto la posizione più dura. “Stiamo preparando la mozione di sfiducia – dichiara Enzo Amato – che sottoporremo agli altri consiglieri di opposizione”. Non firmerà la mozione Antonio Cimmino. Il consigliere di Forza Italia, attualmente nel gruppo misto, definisce “sgradevole” il fatto ma non condanna Melisse: “Nella dichiarazione che ha rilasciato – commenta –, affermando che l’acquisto delle cento tessere è stato un atto di buona fede, si nota, per l’ennesima volta, l’ingenuità del personaggio e, forse, anche una certa disinformazione in questo tipo di procedure”. Cimmino, però, aggiunge: “Basta con Castellammare nota solo per faccende oscure. La stessa attenzione si ponga per le problematiche lavorative”. Il capogruppo di Prima Stabia Vincenzo Ungaro confida in un passo indietro di Melisse e, qualora non lo facesse, in un intervento diretto di pannullo: " Siamo sicuri che lette le dichiarazioni della segreteria regionale e provinciale del PD sulla sospensione dei tesserati e del consigliere presidente lo stesso abbia uno scatto d orgoglio e si dimetta. Il sindaco PD - aggiunge -  dovrà chiedere lui stesso, laddove non l'abbia fatto, le dimissioni del presidente del consiglio quale rappresentante dell'intera assise comunale". 
Francesco Iovino, capogruppo del Pd in consiglio, preferisce non parlare, abbandonandosi telegraficamente ad un “Decideranno i coordinamenti provinciali e regionali”. Rosanna Esposito, pure lei del Pd, invece, qualcosa dice : “Sono dispiaciuta. Non è un buon inizio per un Pd che, nella nostra città, deve cominciare un percorso nuovo. In ogni caso, ognuno è responsabile delle proprie azioni. Intanto confido nel lavoro che svolgerà la commissione di garanzia”.  Sulla stessa linea anche il vice sindaco, Andrea di Martino, il quale non ritiene sia il caso di destituire Melisse dal suo incarico. “Siamo stati i primi a segnalare le anomalie del tesseramento – precisa – e lo abbiamo fatto prima dei giornali. La vita politica di un’ amministrazione è una cosa, altra è quella di questa indagine interna al partito. Tuttavia se il Pd prenderà provvedimenti è giusto che vengano applicati”.

Dall’opposizione le bordate arrivano da Salvatore Vozza. L’esponente di Per Castellammare definisce paradossale non solo la vicenda ma lo stesso Partito democratico. “E’ uno schiaffo in faccia alla città – dice – è la strana storia di un partito senza sede ma che invece ne ha tantissime in campagna elettorale. E’ un partito senza autonomia che dipende solo dai capi e capetti provinciali e regionali”. Vozza parla anche di una spaccatura interna in consiglio comunale ma che viene mascherata: ”I consiglieri di maggioranza tendono a proteggere il proprio assessore dagli attacchi della minoranza. E ci sta. Quello che non va bene – sottolinea - è che molti di questi consiglieri dicono di non attaccare il proprio esponente ma quello di altri. E’ uno spettacolo indecente il cui frutto non può essere che questo episodio becero dove chi fa più tesseramenti, si sente più forte”.


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03-03-2017 13:12:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA