MERCOLEDÌ 30 NOVEMBRE 2022




L'appuntamento

Il Sanremo che ha fatto la storia, compie 60 anni la rivoluzione firmata Modugno con "Piove"

La canzone che cambiò la musica italiana

di Annalibera Di Martino
Il Sanremo che ha fatto la storia, compie 60 anni la rivoluzione firmata Modugno con

Compie 60 anni la rivoluzione in musica di Domenico Modugno con "Piove". La canzone che vinse Sanremo cambiò la musica pop ed il modo di dirsi addio. Correva l'anno 1959 e il Festival più importante della riviera ligure si svolgeva ancora nel Salone delle Feste del Casinò. I cantanti in gara erano 17 e le canzoni 20. Quella era la nona edizione del Festival di Sanremo e dopo il successo dell'anno precedente con "Volare" Domenico Modugno si ripresentava con il brano "Piove". Ad affiancare Mimmo sul palco c'era Johnny Dorelli. Piove sin dall'inizio attirò l'attenzione del pubblico ma non solo: le testate giornalistiche votarono quasi esclusivamente per quel brano. Tra i sostenitori c'erano Il Resto del Carlino, Il Mattino, La Gazzetta del Mezzogiorno, il Casinò ed Il Tempo. A contendersi fino all'ultima nota la vittoria c'erano la canzone di Modugno e quella di Gino Latilla "Io sono il vento" anch'ella supportata da Il Messaggero, Il Corriere Lombardo, La Nazione, il Gazzettino. Alla fine trionfò Pioverà con 53 voti, seguita da Io sono il vento con 48 e Conoscerti con 27. Come per Volare, l'interpretazione del brano fu impeccabile: con due pugni stretti, una gamba dondolate e gli occhi stretti fino alla fine, studiati davanti allo specchio, Modugno portò a casa il leone d'oro sbaragliando la concorrenza, ancora impigliata nel canto melodico, stereotipato ed asettico dei primi anni Cinquanta. Quell'anno Piove corse il rischio di vedere infranto il sogno sanremese in quanto alcuni iniziarono a parlare di plagio e di una necessaria eliminazione. Negli Stati Uniti era stato pubblicato il brano Ciao Milady discretamente somigliante. Nonostante tutto la canzone non solo vinse, ma fu un trionfo discografico che riuscì a rimanere per settimane ai primi posti delle hit parade. Come "Nel blu dipinto di blu" venne ribattezzata "Volare", "Piove" è passata alla storia come "Ciao Ciao bambina". La storia vuole che il brano sia nato durante la tournée americana di fortuna del cantante, a seguito del trionfo sanremese. Nella stazione di Pittsburgh Mimmo assistette ad un commovente addio da parte di due innamorati che sotto la pioggia mescolavano le proprie lacrime con quelle del cielo. Colpito da quella scena decise di appuntare su un foglio le parole che ancora una volta cambiarono la sua carriera: "Ciao ciao bambina, un bacio ancora e poi per sempre ti perderò, vorrei trovare parole nuove ma piove, piove sul nostro amor". Quando tornò in Italia chiamò il suo amico Migliacci (co-autore di Volare) e gli raccontò la vicenda, voleva farci una canzone. Migliacci non sembrò convinto ed è qui che entrò in gioco Dino Verde. Quest'ultimo, che divenne poi autore di programmi di successo come Canzonissima, Studio Uno e di canzoni pop come "Il ballo del mattone" ed "Una Zebra a pois", scrisse il testo insieme a Modugno. Piove ha un ruolo fondamentale nella storia della musica leggera, in quanto sarà il primo "addio" moderno della canzone italiana, anzi per essere più precisi in ex aequo con "Arrivederci" di Umberto Bindi, uscente sul mercato nello stesso anno. Cos'è cambiato rispetto alle canzoni strazianti degli anni precedenti? Forse, per capire perché ha cambiato il senso della canzone basta ascoltare una canzone di Claudio Villa degli anni precedenti e Piove. Viene riscritto totalmente il congedo dell'innamorato, sostituendo lo strazio retorico dell'amante con la materia amorosa dalle sfumature da favola ed impenetrabile anche nei momenti più dolorosi. Piove si può intendere, ancora, come un continuum di Volare, in quanto condivide l'urlo, lo slancio verso il cielo, nel '58 inteso come senso di libertà, nel '59 come pianto, dolore d'addio, ma pur sempre proteso verso la liberazione da un amore finito. Piove è fiaba nella sua visione d'insieme, nell'immagine di un amore puro, ma non nella sua struttura, anzi è totalmente l'opposto: mentre le fiabe finiscono con un "vissero felici e contenti", la storia di Modugno finisce con un'addio (Modugno dice: "Come in una fiaba c'era una volta, poi non c'è più"). Nessun cantante prima di allora avrebbe pensato di cantare versi in cui si ammette l'incapacità di trovare parole pure per descrivere quel sentimento. Le parole usate per dire addio sono tutte contaminate, non ne esistono di nuove e vergini. Sulla stessa linea proseguirà Gino Paoli con il brano "Sassi". Domenico Modugno deve molto al Festival ma forse è più giusto dire che è il Festival che deve molto a lui. Sono passati 60 anni ma sappiamo ancora emozionarci davanti a canzoni a cui noi non sapremo mai dire addio.


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04-02-2019 19:56:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA