GIOVEDÌ 01 DICEMBRE 2022




Castellammare

La ferita del terremoto del 1980 che ancora sanguina in città

A vuoto anche il bando per la riqualificazione del rione Savorito dove la gente vive ancora oggi nei containers

di Luca Olivetti
La ferita del terremoto del 1980 che ancora sanguina in città

Ci sarà molto da fare per trovare risorse e idee concrete atte a rilanciare Castellammare, una città oggi che giorno dopo giorno vede aprirsi davanti un baratro sempre più profondo, e dove le ferite del terremoto del 1980 sono ancora aperte e sotto gli occhi di tutti.

Un fatto è certo: l'imprenditoria privata non vuole scommettere sulla città, e a nulla pare possono valere le sirene della politica cittadina e regionale.
Dopo la mancata vendita dell'Albergo delle Terme (il cui bando è andato deserto per ben tre volte) e la scelta del nuovo sindaco Pannullo di predisporre un nuovo piano industriale per tutta l'area del Solaro, la stessa fine sta rischiando anche il progetto di Housing sociale del rione Savorito, ripreso e rilanciato da Claudio Vaccaro nel corso della sua gestione commissariale.
Sono ben due i bandi andati deserti e non sembrano esserci, all'orizzonte, investitori che vogliono affiancare Comune e Regione nell'opera di riqualificazione e rilancio di un rione che aspetta, dal terremoto del 1980, di tornare a essere una zona vivibile e decorosa della città e non un ghetto.
La stazione unica appaltante - Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per la Campania, il Molise, la Puglia e la Basilicata - non ha ricevuto offerte per un piano che poteva essere da traino per la ripresa economica di tutta città e non solo del rione Savorito, un piano che badate bene prevedeva da un lato l'abbattimento di 189 alloggi prefabbricati ma dall'altro la realizzazione di 62 alloggi a libero mercato, 105 alloggi di edilizia residenziale sociale e 31 alloggi di edilizia residenziale pubblica (che sarebbe andati in proprietà al comune) così come il parcheggio interrato, il centro commerciale, il polo per l'infazia e perfino un impianto di raccolta dei rifiuti.
Il progetto per complessivi 63 milioni di euro prevede l'intervento di privati per 42 milioni di euro mentre il restante a carico di Regione (13 milioni) e Comune (8 milioni).
Ora ci si deve interrogare sui perchè, ma non è facile per lo politica e lo stato ammettere che certe zone della città sono considerate terra di nessuno e dove, forse, solo una vera attività di recupero del territorio, potrà nel tempo, dare i suoi frutti.
Intanto ci sarànno ancora persone che nel 2016, dopo 36 anni,  come casa dovranno contiuare ad avere un container, con buona pace della coscienza di tutti.


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26-08-2016 15:53:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA