DOMENICA 15 DICEMBRE 2019
Il caso

La Gori ha un nuovo vertice: entrano Mennella per il Pd, Pentangelo per Fi, cassilliano il Presidente. Insorgono i sindaci

In un documento di 21 comuni: "Questa società ha fallito, vogliamo l'acqua di nuovo pubblica"

di redazione
La Gori ha un nuovo vertice: entrano Mennella per il Pd, Pentangelo per Fi, cassilliano il Presidente. Insorgono i sindaci

Hanno protestato i sindaci, hanno protestato i Cinquestelle e anche il consigliere regionale Pasquale Sommese che questa mattina chiedeva a De Luca di fermarsi. Ma la Regione non ha fatto passo. E tra un fiume di polemiche la Gori da oggi ha un nuovo Consiglio di Amministrazione, con il problema di dovere sedare la rivolta di più di venti sindaci. L’infuocata riunione è avvenuta a Pompei con i rappresentanti dei 76 comuni dell’Ato di cui la Gori è il braccio operativo. La società che gestisce le risorse idriche ora ha un nuovo vertice. Il presidente è Michele Di Natale, professore della Sun, secondo gli oppositori un fedelissimo del consigliere regionale Mario Casillo. Poi ci sono il consigliere Luigi Mennella, candidato sindaco del Pd a Torre del Greco nel 2012, l’avvocato di Torre Annunziata Raffaele Lucibelli, il magistrato Gennaro Marasca, ex assessore con il sindaco Antonio Bassolino e Antonio Pentangelo, stabiese d’adozione, in quota Forza Italia, ultimo presidente della Provincia di Napoli al posto del dimissionario Luigi Cesaro. Subito dopo l’incontro 21 sindaci hanno firmato un documento in cui contestano le scelte fatte dalla Regione, tra questi non c’è la firma del sindaco di Castellammare Antonio Pannullo, di stretta osservanza casilliana. A sottoscrivere il testo sono stati i primi cittadini di Angri, Casalnuovo, Cicciano, Lettere, Marigliano, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani, Palma Campania, Piano di Sorrento, Pompei, Roccapiemonte, Roccarainola, Sarno, Siano, Santa Maria La Carità, San Vitaliano, Sant’Antonio Abate, Saviano, Scisciano, Torre del Greco. Duro il testo: “Si contestano le scelte verticistiche. La Regione è responsabile di un gravissimo ritardo nella cessazione delle gestioni commissariali, ritardo già censurato e dichiarato illegale dalla magistratura amministrativa”. La scelta viene vista come uno ostacolo a quanti tra gli amministratori ritengono chiusa quest’esperienza: “È inaccettabile che un organo commissariale scaduto provveda al rinnovo dei vertici di un’azienda che svolge un servizio pubblico così importante, tanto più se è da tempo chiara la volontà di molti Comuni di riprendersi a pieno titolo il proprio ruolo e ritornare alla gestione del servizio idrico attraverso enti di diritto pubblico al servizio del territorio, liquidando la fallimentare esperienza del gestore Gori”.

Sulla necessità di ripubblicizzare l’acqua, la Rete dei sindaci rincara la dose: «Appare necessario accelerare il trasferimento delle quote del 51% della società GORI in capo ad un organo rappresentativo dei Comuni del territorio, secondo quanto previsto dalle procedure attuative della legge regionale 15/2015». E annunciano un incontro con il sindaco di Roma, Virginia Raggi, “per chiedere interventi forti sui vertici del gruppo Acea, socio privato del gestore Gori, e un’alleanza amministrativa sul fronte comune della ripubblicizzazione”. Ma non basta, perché a raccogliere l’assist sono i Cinquestelle. A parlare è direttamente il capogruppo dei grillini: “Lo denunciamo da sempre: il nodo da sciogliere è l’intromissione massiccia della politica a gamba tesa nelle nomine. Un caso lampante è il rinnovo del vertice della Gori. Come volevasi dimostrare, alcuni nuovi componenti sono del Pd o Forza Italia”. A chiudere il cerchio per Tommaso Malerba è l’accordo raggiunto nella maggioranza di De Luca che “dividendosi partitocraticamente le poltrone hanno dato un contentino finale a Forza Italia”.

 

07-07-2016 20:40:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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