MARTEDÌ 25 GENNAIO 2022




Torre Annunziata

La mano dei Gionta negli appalti del comune di Monza, chiesti cinque anni per Giuseppe Esposito

Ad una svolta il processo che travolse anche i politici, l'ex contrabbandiere accusato di avere garantito voti e favori in cambio di appalti

di Redazione
La mano dei Gionta negli appalti del comune di Monza, chiesti cinque anni per Giuseppe Esposito

Il boss partito da Torre Annunziata per imporre la legge della camorra a Monza rischia una condanna a cinque anni. Per i pm l’ex contrabbandiere avrebbe esportato al Nord il “modello Gionta”, voti e favori in cambio di appalti con cui incassare denaro facile. Un business che Esposito, noto come Peppe o’ Curt, avrebbe portato avanti senza spezzare mai il suo legame con il clan Gionta, anche a distanza di ottocento chilometri. Accusato di corruzione nell'ambito di assegnazioni dirette di appalti per lavori edili per il Comune, Esposito rischia una condanna a cinque anni secondo le richieste formulate questa mattina in tribunale a Monza dal pm Salvatore Bellomo. Ad una svolta, quindi,  il processo su sei appalti del Comune di Monza ritenuti illeciti dalla Procura. La camorra aveva allungato i suoi tentacoli fin dentro il consiglio comunale di Monza. Garantiva i voti in cambio strappava appalti, case, favori e fedeltà di alcuni pezzi delle istituzioni.
Vicenda questa che ha visto accusato di corruzione anche l'ex assessore al patrimonio del Comune di Monza Giovanni Antonicelli, che ha già patteggiato la pena. Gli appalti contestati, secondo l'accusa assegnati ad Esposito su indicazione dell'assessore, riguardano lavori di riqualificazione al cimitero di Monza e a case popolari, tutti affidati alla Pi.Gi.Emme amministrata da Stefania Giorgini, per cui l'accusa ha chiesto una condanna a tre anni, ma di fatto riconducibile ad Esposito. Per l'accusa, Antonicelli ha personalmente favorito l’uomo legato a doppio filo ai Gionta dal 2009 al 2011, in cambio di voti.
Nella sua requisitoria il sostituto ha spiegato che "vi sono stati affidamenti diretti di appalti da 20 a 40mila euro, in un'intercettazione telefonica Giorgini parla di assegnazioni pro forma, tanto sapevano già di dover fare i lavori". Secondo il magistrato, Antonicelli affidava direttamente gli appalti ad Esposito in cambio di voti e in aula ha citato un'altra intercettazione: "Antonicelli parla di cosa è cambiato nel mondo della corruzione politica, e afferma che mentre prima si davano le mazzette oggi ci si è evoluti, si scambiano favori".
Prima della sospensione dell'udienza il Comune di Monza, parte civile a processo, ha chiesto un risarcimento di centomila euro per il danno all'immagine e una provvisionale di 50mila euro. Nel pomeriggio sono previste le arringhe della difesa. Tutto è partito nel 2010 quando venne fuori una regia comune ed una «radicata associazione per delinquere composta da campani di elevato spessore criminale in contatto con i clan Gionta e Mariano».
Scavando nelle attività illecite del gruppo gli investigatori hanno ricostruito i rapporti tra l’organizzazione e Giovanni Antonicelli, ex assessore all’ambiente a Monza tra il 2007 e il 2012. Uomo potente del Pdl locale, con in mano deleghe sensibili: ecologia, rifiuti, cimitero, patrimonio, demanio sarebbe stato in rapporti diretti con Esposito. Un legame spezzato da un’inchiesta che è già costata una condanna al politico e potrebbe costare altrettanto cara all’ex contrabbandiere di Torre che ha fatto carriera con la trasferta al Nord. 

14-12-2016 17:24:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA