LUNEDÌ 29 NOVEMBRE 2021




Il fatto

La pizza patrimonio dell'umanità, arriva il riconoscimento dell'Unesco

L'annuncio in un Twitter del ministro Martina: "Vittoria!"

di Redazione
La pizza patrimonio dell'umanità, arriva il riconoscimento dell'Unesco

"L'arte del pizzaiuolo napoletano è patrimonio culturale dell'Umanità Unesco". Lo annuncia il Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina su Twitter. "Vittoria! Identità enogastronomica italiana sempre più tutelata nel mondo", sottolinea. Dopo 8 anni di negoziati internazionali, a Jeju, in Corea del Sud, voto unanime del Comitato di governo dell'Unesco per l'unica candidatura italiana, riconoscendo che la creatività alimentare della comunità napoletana è unica al mondo. Con questo riconoscimento si vuole preservare una pratica tradizionale campana che rischia di essere schiacciata dalla globalizzazione che vorrebbe tutti uguali e uniformi anche nella produzione della pizza. "L'Arte del Pizzaiuolo Napoletano" ha svolto negli anni e svolge tuttora alcune importanti funzioni culturali e sociali, tra cui il principale è il forte senso di identità dei cittadini napoletani che si riconoscono in tale pratica e nei valori della convivialità e della prossimità tra i componenti della comunità partenopea che essa esprime. Il mestiere del pizzaiuolo ha inoltre dato un'importante possibilità di riscatto sociale e di successo a tanti giovani che, provenienti da contesti difficili, si sono garantiti così un futuro lavorativo anche di ampio rispetto nella società, apprendendo l'arte a fianco dei maestri pizzaiuoli durante il faticoso lavoro di bottega. Di questa tradizione è intrisa l'intera comunità: stessa cosa si può dire del vocabolario tipico della tradizione napoletana per cui è facile sentire il pizzaiuolo "alluccare" (strillare) a Napoli in termini dialettali frasi che ai più possono sembrare incomprensibili, ma che sono parte della cultura della città. Nei secoli, il prodotto dell'arte dei pizzaiuoli si è affermato come cibo planetario e si è integrato con le abitudini alimentari di altre culture: come ha scritto Marino Niola, uno dei maggiori antropologi culturali del mondo, ciò dimostra "che la pizza è un "hard disk" gastronomico compatibile con i più diversi software: pur essendo un'invenzione gastronomica di una cultura specifica, quella napoletana, in realtà è un cibo che si è saputo aprire ad altre culture e nel contempo ha consentito e continua a consentire ad altri popoli di dialogare idealmente con i Napoletani che l'hanno inventata.".
L'arte del pizzaiuolo è parte di un vero e proprio processo sociale all'origine di una koinè che ha al suo centro il forno e il banco di lavoro del pizzaiuolo, che, non a caso, nelle botteghe tradizionali, non è nascosto, ma si trova al centro del locale, come un antico focolare. Il pizzaiuolo non lavora dando le spalle agli avventori, ma sta di fronte a loro e li intrattiene con un rapporto costante, un ininterrotto feed-back comunitario fatto di sguardi, commenti, considerazioni, idee, in un continuo scambio interculturale e intergenerazionale, che concorre alla produzione e alla riproduzione del bene culturale intangibile. 

07-12-2017 11:09:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA