DOMENICA 23 GENNAIO 2022




cultura

Le tabernae lusoriae di Pompei e la passione degli antichi per i dadi

Sui muri la memoria di questi momenti di gioco è giunta sino a noi: passione anche degli imperatori, nascosta in pubblico e vivissima nella sfera privata

di Redazione
Le tabernae lusoriae di Pompei e la passione degli antichi per i dadi

Gli scavi di Pompei continuano a regalare sorprese e a tramandare un prezioso spaccato sullo stile di vita dei nostri avi. Le ricerche nella Regio V hanno ad esempio recentemente portato alla luce nuovi edifici come la Casa del Giardino che ha consentito ai paleobotanici di ricostruire le specie botaniche coltivate per decoro dagli antichi abitanti di Pompei o come la Casa di Orione che invece ha portato alla luce due straordinari mosaici di derivazione egizia con Orione e una serie mitologica collegata all'eroe greco dell'omonima costellazione della Via Lattea. Anche le parallele ricerche di Ercolano hanno consentito negli ultimi giorni di riportare alla luce materia grigia vetrificata da uno dei tanti cittadini morti a causa della terribile eruzione del 79 dopo Cristo.

Questi scavi restano una finestra esplorativa unica anche sul quotidiano degli antichi pompeiani e sul loro modo di intrattenersi. Tra teatri, giochi gladiatori e tabernae la vita degli antichi romani scorreva molto simile alla nostra e spesso si trovava anche del tempo per rilassarsi e giocare. Mentre i maschi più piccoli simulavano la guerra con spade e scudi di legno imitando i legionari e le femmine in fase di prepubertà si preparavano alla vita adulta con le bambole di legno simulando la vita in famiglia, la cura della prole e la gestione della casa, gli adulti preferivano giocare d'azzardo e passare il tempo nelle tabernae lusoriae dove tra un bicchiere di vino e un pasto offerto dall'oste si trascorrevano ore di puro divertimento.

All'epoca non erano stati ancora decodificati il blackjack e il poker, non esisteva la roulette, non c'erano le slot e nemmeno gli ormai popolari casinò online ma ci si intratteneva lo stesso con una serie di giochi che andavano dai dadi agli astragali passando per il ludus latruncolorum (parente alla lontana della dama che si giocava sulla tabula lusoria) e il duodecim scriptorum (intrattenimento molto simile al moderno Backgammon che si giocava su dodici righe utilizzando la diffusissima tabula lusoria). In particolare i dadi, chiamati alea o tesserae in latino, riscuotevano un successo quasi plebiscitario. Si pensi che questa passione, trasversale nel popolo romano, era condivisa anche nei livelli più alti società.

Pare che lo stesso Giulio Cesare il padre della politica imperiale romana fosse un grande appassionato di questo gioco e del resto una delle sue frasi più celebri (“Alea iacta est”, lett. Il dado è tratto) è legata al frasario tipico dei giocatori di dadi dell'epoca. Un vezzo trasmesso quasi in linea ereditaria visto che un successivo celebre antenato di Cesare, l'imperatore Claudio, come narra lo storico Svetonio ne Le vite dei dodici Cesari, pare fosse talmente preso dai dadi che non se ne privasse nemmeno durante i suoi viaggi avendo fatto modificare all'uopo un tavoliere da viaggio per giocare anche sul carro imperiale mantenendo di fatto una naturale inclinazione in caso di scossoni dovuti ad irregolarità del terreno.

Anche Ottaviano Augusto, come racconta lo stesso Svetonio, era un giocatore di dadi incallito e spesso, per staccare dagli impegni della vita politica, si concedeva una partita a dadi. Uno svago che non nascondeva in pubblico e che amava condividere con gli amici tanto da offrire ai suoi commensali ingenti somme di denaro per giocare a dadi durante le cene tenute a corte.

A Pompei la memoria di questi momenti di gioco è giunta sino a noi grazie ad una serie di tabernae lusorie come quella al numero 28 dell'insula 14 della Regio VI che riporta all'ingresso un bossolo per i dadi collocato in mezzo a due rappresentazioni falliche, riferimento iconico alla fortuna virile collegata simbolicamente con il membro maschile. Poco distante, al numero 36 si trova invece una caupona (termine latino sinonimo di osteria) dove sui muri è possibile leggere incisi i motti che gli antichi giocatori usavano pronunciare a corollario dell'esito del punteggio dei dadi. Più interessante a livello iconografico il trittico di affreschi rinvenuto nella cosiddetta osteria della Via di Mercurio al civico 1 dell'insula 10, oggi conservato al Museo Nazionale di Napoli. Questa opera pittorica attesta l'uso di giocare a dadi nelle locande tra salsicce, cipolle e orci di vino e in questa serie è anche possibile rinvenire una rara rappresentazione di tabula lusoria. Durante gli scavi sono emersi nel tempo anche diversi dadi in osso (i più comuni), ambra, avorio, bronzo e cristallo, alcuni dei quali erano truccati con dei pesi di piombo nascosti all'interno che consentivano ai bari di far sortire il numero voluto ad ogni lancio.

24-10-2020 16:43:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA