MARTEDÌ 25 GENNAIO 2022




calcio

L'insoddisfazione della piazza ha i suoi perché, ecco quali ...

I motivi delle contestazioni a De Laurentiis ed alla società

di Luca Cimmino
L'insoddisfazione della piazza ha i suoi perché, ecco quali ...

A pochi giorni di distanza dai 90 anni della S.S.C. Napoli, la città si sveglia con una dura contestazione fatta da alcuni gruppi di tifosi al presidente Aurelio De Laurentiis. Minacce e dichiarazioni di ostilità sono piovute da più punti di Napoli con un unico comune denominatore, l’intimidazione a chi gestiste la società azzurra.

Il primo sentore di freddezza di questa nuova stagione da parte dei tifosi si è avuto dalla serata del San Paolo di lunedì sera, dove la società è stata costretta praticamente a sbloccare i tornelli per cercare di riempire lo stadio data la penosa prevendita di soli 3000 biglietti, che fa da contraltare alla manifestazione d'affetto avuta la notte precedente all'esterno della Curva B.

Il presidente, a differenza di tutte le altre stagioni, non è sceso in campo con la squadra per evitare di essere preso di mira dalla folla, ma alcuni gruppi riconducibili ai “Quartieri Spagnoli” (ex militanti di Curva A sciolta all’indomani dei 90 anni del club) hanno in ogni caso fatto sentire la loro voce attraverso gli striscioni esposti ieri notte.

Perché si è arrivati a questo, anche se il Napoli è stabilmente in Europa da 7 anni e la gestione societaria si dimostra sempre virtuosa ed economicamente solida?

Prima di dare una risposta che possa delineare correttamente i contorni della questione, bisogna dividere le correnti di pensiero in due categorie:

- Chi approva l’operato della società e ne decanta le gesta, incensando la dirigenza;

- Chi non sopporta più che manchi sempre un centesimo per fare un euro ed ambisce alla vittoria.

Posizioni entrambe legittime, che sono però agli antipodi e creano divergenze anche tra i tifosi stessi, perché gli argomenti dei primi urtano la sensibilità degli altri e viceversa.

Tra quegli argomenti c’è senza dubbio la crescita del Napoli, un iter che dal fallimento alla Champions ha portato una buona fetta di tifosi ad innamorarsi dell’operato della società che vede in De Laurentiis un autentico Re Mida del calcio. Quanto di buono fatto dalla Società è sotto gli occhi di tutti e sarebbe da ciechi e faziosi cercare di smentire i numeri che sono tutti dalla parte del patron della Filmauro per cui risulta anche superfluo elencare trofei e piazzamenti.

Dove nasce il problema dunque?

Sulla parola “progetto”, un concetto che non è ancora chiaro agli occhi di chi oggi ne contesta l’operato, non chiaro perché chi dovrebbe delucidare sull’argomento spesso glissa e propina alla piazza l’ormai famosa storia della mancanza di palloni in quel di Paestum risalente a 12 anni fa.

Le continue promesse, la mancanza di chiarezza, il non dare seguito ai suoi stessi propositi, la presunzione e la prosopopea tipica del personaggio Aureliano, unita alla continua mancanza di rispetto verso i tifosi (abbonamenti, costo biglietti, merchandising cari, amichevoli in pay per view e dichiarazioni imbarazzanti) ed al suo vedere il Napoli solo come un’azienda che deve fruttare e non come una squadra, hanno portato la parte estrema del tifo a prendere in odio il numero uno azzurro.

Aurelio De Laurentiis ha il compito di far capire ai tifosi, la sua creatura da grande cosa ha intenzione di fare oppure se è già cresciuta al massimo del suo potenziale, se è il caso di aspettarsi investimenti per puntare alla vittoria o accontentarsi di stare stabilmente tra le prime in Italia e con frequenza in Europa.

La vittoria non è importante per il tifoso del Napoli, che ha sempre sostenuto il motto del “aldilà del risultato”, ma la chiarezza si, quello è un atto dovuto della dirigenza chiunque essa sia, perché la delusione dei tifosi deriva sempre dalle illusioni che è la società stessa ad alimentare.

 

05-08-2016 19:48:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA