GIOVEDÌ 28 OTTOBRE 2021




Il caso

Malato terminale ucciso a 28 anni nella clinica degli orrori, il medico sotto accusa: "Lo addormentiamo definitivamente"

A fare scattare l'inchiesta un'infermiera di Salerno accortasi dell'iniezione letale

di Redazione
Malato terminale ucciso a 28 anni nella clinica degli orrori, il medico sotto accusa:

"Lo addormentiamo definitivamente". Una frase terribile che finisce nell'inchiesta sulla clinica degli orrori. Una conversazione tra due medici sulla decisione di fare l'iniziezione letale che avrebbe ucciso un ragazzo di 28 anni malato terminale di cancro. È stata la denuncia di un'infermiera a far scattare le indagini che hanno portato all'arresto di un dirigente medico, finito ai domiciliari con l'accusa di omicidio, e alla sospensione dalla professione per dodici mesi di dieci dipendenti dell'Asl di Salerno tra medici e infermieri nell'ambito di un'inchiesta della procura di Salerno.
La donna, in servizio nell'hospice "Il Giardino dei Girasoli", nel settembre 2017 raccontò ai carabinieri del Nas di Salerno di aver riscontrato, al rientro dalle ferie, la mancanza di quattro fiale di morfina. Prima di recarsi dai militari per sporgere denuncia, tra l'altro, era stata avvicinata da un sindacalista che aveva provato a farla desistere dal suo intento, evidenziando che stava commettendo un errore.
Gli investigatori, nel tentativo di far luce su questo episodio, hanno scoperto quanto avveniva all'interno del "Giardino dei Girasoli" e del dipartimento di medicina legale in seno al Distretto Sanitario 64 di Eboli. A cominciare dall' accusa di omicidio che ora pende sul capo di un medico di Roccapiemonte (Salerno), in servizio nella struttura che si occupa di cure palliative.
Secondo la Procura di Salerno, il professionista avrebbe somministrato una dose letale di Midazolam a un 28enne di Battipaglia, malato terminale di cancro. Conclusione che, secondo gli investigatori, è dimostrata dalla mancata documentazione effettuata dal medico dopo l'intervento effettuato a casa del giovane, dalla dose iniettata nel suo corpo ("sarebbe stata letale anche per una persona sana") e dalla breve tempistica intercorsa tra l'iniezione e il decesso.
Ma soprattutto dalla conversazione telefonica intercettata tra due medici, nella quale l'indagato parla della possibilità di "addormentarlo definitivamente", ma in merito alla quale il collega ribadisce di non sentirsela. I carabinieri del Nas hanno captato anche alcune telefonate successive al decesso del ragazzo che inducono la Procura a ritenere che non sia stata effettuata una normale procedura di sedazione.

20-10-2018 20:50:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA