VENERDÌ 13 DICEMBRE 2019
Il caso

Minacce a testimone di giustizia e alla scorta sulla tomba della madre a Somma Vesuviana

Gennaro Ciliberto aveva denunciato le infiltrazioni del clan D'Alessandro negli appalti del Nord

di redazione
Minacce a testimone di giustizia e alla scorta sulla tomba della madre a Somma Vesuviana

Minacce gravissime sono state proferite contro un testimone di giustizia, Gennaro Ciliberto e dei Carabinieri di scorta a Somma Vesuviana. Minacce arrivate mentre era in preghiera sulla tomba della mamma. A renderlo noto è l'associazione antimafia Antonino Caponnetto.
"Nemmeno la presenza degli uomini dell'Arma - fa sapere il segretario dell'associazione Elvio Di Cesare - ha indotto questi criminali ad esimersi dal pronunciare parole che suonano minaccia anche nei confronti dell'Arma e dello Stato, oltre che della persona del Testimone di Giustizia. Minaccia, peraltro, talmente grave che avrebbe dovuto comportare l'arresto seduta stante".  L'Associazione chiede in particolare al Procuratore Capo della Repubblica di Napoli "di emettere immediatamente le misure restrittive previste dalla legge nei confronti di coloro che minacciano, oltre che singole persone, i rappresentanti della legge".
Ciliberto è stato responsabile della sicurezza nei cantieri di una ditta di Castellammare realizzatrice della costruzione e della manutenzione di varie opere autostradali in subappalto, e nel 2010 ha denunciato corruzione nell'aggiudicazione di lavori, infiltrazioni mafiose ed anomalie costruttive. Ha fatto nomi e cognomi delle persone coinvolte denunciando la presenza ed il coinvolgimento della famiglia Vuolo di Castellamare di Stabia legata al clan camorristico D’Alessandro. Nei giorni scorsi invece Ciliberto aveva denunciato il ritorno a Somma Vesuviana di un ex boss. “Un grave e preoccupante episodio” è il primo commento di Ignazio Cutrò, Presidente della Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia. "L'unico scopo di questa azione - prosegue Cutrò - è quello di mettere a tacere il coraggio e l'impegno civile di legalità di un nostro amico e compagno di viaggio. Occorre che la risposta dello Stato alle minacce ricevute dal testimone Ciliberto sia rapida e se necessario anche aumentando il livello del dispositivo di sicurezza a tutela del testimone. Dobbiamo inoltre constatare che i testimoni di giustizia, per l'alto valore simbolico della loro testimonianza, resteranno per tutta vita oggetto di gravi ritorsioni da parte della criminalità organizzata di stampo mafioso". "Per tali ragioni - conclude Ignazio Cutrò - chiediamo al Ministero dell'Interno di valutare sempre con molta attenzione la fuoriuscita del testimone dal programma speciale di protezione. Le mafie, infatti, non dimenticano e lo Stato ha il dovere di tutelare la vita del testimone e dei suoi familiari a prescindere dai costi di bilancio per tutelarne l'incolumità. 

03-11-2017 11:56:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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