LUNEDÌ 29 NOVEMBRE 2021




La storia

Naufragio Concordia, in un video la verità di Schettino: "Non ho abbandonato la nave, salvai delle persone"

Il comandante, di Meta, affida a Youtube foto e testimonianze, dopo la condanna a 16 anni di carcere

di Redazione
Naufragio Concordia, in un video la verità di Schettino:

Ha deciso di affidare la sua verità ad un video. Diciotto minuti di foto, testimonianze e documenti per raccontare il disastro visto dai suoi occhi. Condannato a 16 anni anche in secondo grado per il naufragio della Costa Concordia, in cui morirono 32 persone, ed ora in attesa della Cassazione, l'ex comandante Francesco Schettino affida la sua autodifesa ad un video pubblicato su Youtube. Una ricostruzione dell'accaduto all'Isola del Giglio il 13 gennaio 2012 e la sua verità soprattutto su tre punti: l' "abbandono" della nave, l'ormai famosa telefonata del comandante Gregorio De Falco e la "scelta" di aver portato la Concordia a pochi metri dalla riva, rendendo così più facili le operazioni di salvataggio. Il video dura quasi 18 minuti e contiene le risposte di Schettino, foto, spezzoni di filmato, testimonianze di passeggeri, materiali agli atti del processo, come le registrazioni di telefonate.
"E' falso, non è andata così", dice Schettino riferendosi alle accuse di aver abbandonato la nave. Ed il comandante ricostruisce, come già aveva fatto nel processo, come mai scese a terra: "Ero accorso sul lato destro della nave, quello più a rischio per coordinare lo sbarco. Erano sbarcati quasi tutti e quando ho capito che la nave stava per travolgere l'ultima scialuppa con i suoi occupanti: sono allora sono saltato per salvare al vita di chi era a bordo. Sono in grado di provare ciò che dico". A sostegno della sua ricostruzione ci sono le testimonianze di due persone che lo hanno visto. Racconta Katia Kevanian che si trovava sull'ultima lancia: "Dopo due minuti i paranchi della nave si sono incastrati sul tetto della scialuppa, era come essere in una scatoletta di tonno", dice confermando che alle 00:15 il comandante era ancora sulla nave.
Anche Raluca Soare dice di aver visto "la nave che ci veniva addosso. E' stato lui, il comandante, che ha liberato la lancia".
Il fatto che proprio in quella manciata di minuti la nave stava rovesciandosi sarebbe confermato anche da una indicazione della motovedetta della guardia costiera, la G104 che era incaricata sul posto di coordinare gli interventi e che alle 0:17 invita via radio tutte le imbarcazioni ad allontanarsi perchè la Concordia si sta rovesciando. Di dieci minuti dopo è poi la richiesta di Schettino alla capitaneria di Porto Santo Stefano di far pattugliare il tratto tra la Concordia e la scogliera del Giglio per verificare l'eventuale presenza di persone in acqua. "Le motovedette - spiega - erano tutte sul lato sinistro, quello esterno" rispetto all'isola e, dal punto in cui si trovava, l'ex comandante non poteva vedere se a bordo ci fossero altre persone, mentre potevano invece farlo le motovedette che erano appunto sul lato sinistro della nave.
Schettino dice anche di aver comunicato, alle 0:28, al comandante De Falco "che la nave era abbattuta e lui mi ha confermato che aveva capito la condizione in cui si trovava la Concordia". Nonostante ciò alle 1.46 c'è la telefonata in cui gli ordina di risalire a bordo. Perchè non lo ha fatto? La biscaggina indicata da De Falco, risponde Schettino "era sott'acqua". "De Falco - spiega Schettino - doveva sapere che la nave era ribaltata e che la biscaggina era sott'acqua e quando mi ordina di risalire a bordo ignora le informazioni che gli avevo dato, quelle del comando generale e pure della motovedetta sul posto che lui stesso aveva nominato coordinatrice dei soccorsi". Schettino racconta anche di aver ricevuto istruzioni dal capitano di vascello Vincenzo Manna del comando generale delle capitanerie: "Il superiore di De Falco mi ha detto che dovevo restare sulla scogliera perchè ero il loro riferimento visivo e di tenere in funzione il cellulare".
Infine la spiegazione della scelta fatta dopo la collisione con gli scogli de Le Scole: "Decisi di assecondare lo scarroccio, incagliare la nave e renderla inaffondabile e assicurare così il servizio spola con la terraferma. Se la nave non si fosse abbattuta, si sarebbe rivelata una scelta opportuna". Dunque non una coincidenza fortuita, ma una decisione che anche la scatola nera restituisce nella registrazione di un suo ordine: "Ci dobbiamo adagiare qua, sul basso fondale". 

12-03-2017 19:34:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA