VENERDÌ 07 AGOSTO 2020
Castellammare

Operai sul piede di guerra, Fincantieri caccia gli "indesiderati". Longobardi Fiom: "Fuori gli stabiesi e dentro gli immigrati"

Sindacati sul piede di guerra: "Qui non arriva una nave, lavoratori costretti a emigrare"

di Redazione
Operai sul piede di guerra, Fincantieri caccia gli

“Di sera entrano venti, trenta persone dal Bangladesh e gli stabiesi vengano allontanati”. La Fiom contesta la decisione dei vertici di Fincantieri. L’azienda di Trieste sta allontanando ormai da tempo operai delle ditte che hanno precedenti penali o parenti scomodi nel clan D’Alessandro o tra i Cesarano. Ma i sindacalisti decidono di stare dalla parte degli operai e delle imprese allontanate dallo stabilimento stabiese. La lista “degli indesiderati” come la definiscono i manager guidati dall’amministratore Bono, per i rappresentanti di fabbrica: “E’ fatta da ragazzi che lavorano qui da anni, che magari in passato hanno commesso qualche sciocchezza”. Al loro posto è la dura denuncia di Rosario Longobardi, coordinatore regionale della Fiom, vengono fatti entrare in cantiere lavoratori del Bangladesh. Ingressi di immigrati che, per la verità, avvengono da decenni considerato il basso costo della manodopera, ma che ora cominciano a diventare un di più per chi vede gli stabiesi finire fuori dai cancelli. In passato molti degli uomini delle cosche sono risultati essere dipendenti delle ditte della galassia attorno a Fincantieri. “Ma ora non è più così” assicurano i sindacati. “Questo non è il cantiere della camorra, in questi ultimi anni abbiamo fatto un’operazione di pulizia nel cantiere. Questa etichetta non ce la meritiamo” continua il portavoce della Fiom. Gli operai nel frattempo hanno cominciato una mobilitazione, sabato scorso con un presidio all’esterno dello stabilimento e da questa settimana con lo stop dello straordinario.  Preoccupare è il mancato rispetto degli impegni assunti dai vertici Fincantieri. “Oggi le navi ci sono, ma a Castellammare come a Palermo arrivano solo tronconi. In questo modo gli operai mandato in giro per l’Italia non riescono a tornare e altri ancora sono costretti a partire”. Ritorna lo spettro di finire fanalino di coda con Palermo di un’azienda che adesso è tra i pochi motori dell’industria italiana. “Chiediamo un tavolo di lavoro” dice Longobardi. “Vogliamo sapere quando torneremo a varare una nave”. Una tradizione di speranza che da troppo è solo un ricordo. 

23-03-2017 10:57:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA