GIOVEDÌ 21 OTTOBRE 2021




Il caso

Pestato a tredici anni per divertimento, presi i ragazzini della baby gang: nessuno è imputabile

Il racconto della vittima: "Avranno avuto nove anni, il più piccolo incitava gli altri". Virale il post su Fb del papà

di Redazione
Pestato a tredici anni per divertimento, presi i ragazzini della baby gang: nessuno è imputabile

L’hanno picchiato per gioco, per divertirsi. A tredici anni Fabio è tornato a casa con il volto tumefatto e le ferite nell’animo. I suoi aggressori hanno tutti meno di 14 anni. I carabinieri hanno trovato dato un’identità ai cinque ragazzini del branco che venerdì pomeriggio ha circondato e aggredito il tredicenne, che era in compagnia di un amichetto. Gli aggressori hanno tutti meno di 14 anni, quindi non sono imputabili. Saranno ascoltati dagli investigatori in presenza dei loro genitori. Intanto sta per toccare quota 200mila condivisioni (al momento, 197.546) il post, divenuto ormai virale sul web, del tredicenne dal volto tumefatto, picchiato a calci e pugni da un branco di suoi coetanei l'altro ieri a Mugnano . A raccontare la vicenda agghiacciante è proprio Fabio: «Ero in insieme con un mio compagno di scuola, eravamo appena usciti dal barbiere e cercavamo una tabaccheria per effettuare una ricarica telefonica. Ero nei pressi di un supermercato quando sono stato avvicinato da cinque ragazzini. Alcuni li ho subito riconosciuti, perché frequentano la mia stessa scuola. Con loro c'era anche un bambino, credo avesse non più di nove-dieci anni. Si sono avvicinati con una scusa: mi hanno chiesto se avevo un accendino. Ho risposto che non fumavo». Un no che ha innescato la cieca violenza dei bulli. «Il più piccolo della comitiva istigava gli altri a colpirmi - racconta ancora Fabio - io sono rimasto lì, immobile, ho preferito non scappare. Ho creduto che, se avessi provato ad andar via, sarebbe stato anche peggio. L'amico che mi accompagnava era terrorizzato. Due dei cinque che ci avevano accerchiati si sono messi in disparte ad osservare la scena. Gli altri, invece, continuavano a colpirmi. Lo hanno fatto per molti secondi, fino a quando non sono caduto a terra. Ricordo ancora le loro ultime parole: ora te ne puoi andare». La foto, pubblicata dai genitori come atto d'accusa e di sensibilizzazione contro il bullismo, continua a suscitare commenti di affetto e di solidarietà. “Denunciate” è l’appello della famiglia di Fabio ai genitori delle altre vittime.
Anche se gli esperti si dividono sulla decisione del padre di pubblicare le foto del figlio su Fb: “L’ho fatto per provocare sdegno”. Un obiettivo riuscito. 

19-03-2017 12:49:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA