VENERDÌ 03 FEBBRAIO 2023




Il caso

Salvini vince a colpi di rosario e bacioni

Leader criticato e amato, sfonda con la comunicazione da vicino di casa

di Annalibera Di Martino
Salvini vince a colpi di rosario e bacioni

La falce ed il martello ormai sono vintage. Matteo Salvini vince in Europa, ma soprattutto in Italia a colpi di rosario e bacioni. È sicuramente il politico più criticato del momento ma, paradossalmente, anche il più amato. Con il 34% dei consensi il 26 maggio Matteo Salvini ha stravinto le elezioni europee riscattando il primo posto sul podio dei politici del momento con la sua Lega. Il giorno dopo le europee è scoppiata una bufera social. L’elettorato antagonista – diviso tra Pd e 5 stelle – a colpi di tastiera si è scagliato contro il partito sovranista ed il suo elettorato, annunciando l’arrivo della fine del mondo, presagendo una dittatura per colpa di chi l’ha votato. Razzismo, populismo, pioggia di insulti contro il capo – a detta loro – dei razzisti: il leader della lega, nonché vicepremier e Ministro degli Interni, signori e signori Matteo Salvini. Gli haters continuano ad insultarlo ma lui vince, vince sempre. Perché funziona il modello Salvini? Ricondurre il merito semplicemente al programma elettorale sarebbe riduttivo per un politico che gioca molto sulla comunicazione. È proprio quest’ultima che ha colpito gli elettori. Non si tratta di un metodo istituzionale, anzi, tutt’altro! Resta ben poco del modello rigido e costruito dedicato al settore governativo che quasi tutta la politica nel corso degli anni ha utilizzato. Per la lega la comunicazione si muove su più livelli: linguaggio semplice, simboli efficaci, abbigliamento da vicino di casa e slogan “dalle parole ai fatti”. Salvini non parla agli elettori “dall’alto”, ma “frontalmente”, riuscendo attraverso i canali social ad instaurare una comunicazione con i followers totalmente normale, semplice, basata su frasi che fanno parte dell’interloquire di chiunque: dalla casalinga, al panettiere, passando per il banchiere, fino al dirigente. Nessun pippone politico o spiegazioni di pagine intere fatte di termini astrusi che fanno rabbrividire i più pigri. Nessuno, a prescindere da cosa ne pensi, non comprende ciò che Salvini vuole dire. Fanno notizia gli slogan che ormai sono entrati a far parte del dizionario leghista– si pensi ad “un bacione”, “rosiconi”, “io vado avanti”- accompagnati quasi sempre dai nomi dei suoi nemici, anch’essi diventati icone dell’antagonismo salviniano come in un cartone animato (si pensi a Gad Lerner diventato il Jocker del fumetto delle avventure di Matteo). A guarnire il tutto una bella maglia da poliziotto supereroe ed il gioco è fatto. Si perché Salvini odia le giacche e le cravatte, si veste in modo easy: basta un jeans, un paio di sneakers ed una felpa delle forze dell’ordine. Ma sicuri che sia solo questione di comfort? Assolutamente no! Nell’immaginario collettivo quel modo di presentarsi al pubblico è diventato un modello. In sintesi: Salvini= felpe. Si pensi alle sue ospitate nei talk skow: i followers lo ricordano come “l’uomo della felpa”, sempre pronto a parlare con gli italiani, come farebbe il vicino di casa o il postino. Rappresenta l’outfit semplice e pulito di chiunque, di tutti, degli italiani insomma. E poi ci sono i rosari. Per giorni ha tenuto banco la notizia di Salvini che in chiusura di campagna elettorale prende la filza di grani usata dai devoti per le preghiere a Maria e parla di santi e cristianesimo. È indubbiamente parte di un copione costruito per un uomo di destra che vuole sottolineare il suo legame con la religione, ma anche in questo caso la metafora cristiana va ben oltre le posizioni politiche. Salvini attraverso una comunicazione “spirituale” avvicina l’elettorato credente, quello più rivoluzionario, per rassicurarlo, per farlo sentire parte di una grande famiglia, quella della lega, per niente razzista e populista. Si può essere contro gli sbarchi clandestini ma sentirsi anche cristiani, è questo il senso, non è un ossimoro per la sensibilità interiore. Non esiste una lotta tra fede e lega, le due cose possono coesistere. L’idea funziona, almeno per una parte dei credenti. Dalle parole ai fatti… ma davvero: ogni volta che viene approvata una legge, o comunque la lega ottiene un risultato, i social diventano il palcoscenico su cui mostrare la vittoria. Questi obbiettivi raggiunti vengono sempre presentati con lo slogan “dalle parole ai fatti” ed accompagnati da una “call to action”. Non c’è un post di Salvini che non inviti l’utente al dibattito. Non importa se sia controproducente, contrario al modello leghista, basta che ci sia. In nessuna trasmissione Salvini dimentica di sottolineare il rapporto che ha con gli elettori, con l’elettorato interattivo, fatto di voti e followers. Proprio un caso?
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04-06-2019 13:18:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA