GIOVEDÌ 28 OTTOBRE 2021




Il fatto

Schettino in cella per il naufragio della Concordia, ma non paga per i danni all'isola del Giglio

In prescrizione l'ammenda per il comandante di Meta

di Redazione
Schettino in cella per il naufragio della Concordia, ma non paga per i danni all'isola del Giglio

Francesco Schettino non pagherà la multa per i danni causati all'isola del Giglio. Per effetto della prescrizione, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna a cinquemila euro di ammenda per deturpamento di bellezze naturali. Una sanzione inflitta al comandante di Meta, in carcere, in primo grado dal Tribunale di Grosseto e confermata dalla Corte di Appello di Firenze il 5 maggio 2018. Il comandante della Costa Concordia è stato condannato in via definitiva e ora è in carcere, per il naufragio del 13 gennaio 2012 al Giglio nel quale morirono 32 persone e 193 riportarono lesioni.
Schettino deve però affrontare le spese legali sostenute dalle parti civili costituitesi in giudizio, Lega Ambiente e Ministero dell'Ambiente, per oltre 6500 euro. Ad avviso della Cassazione, il reato di deturpamento, in questo caso dei fondali prossimi agli scogli delle Scole dove la nave andò a collidere e della costa del Giglio, deve considerarsi "istantaneo" e quindi 'concluso' nel momento del naufragio, e non protratto fino al 23 luglio 2014 quando il relitto della Costa Concordia è stato rimosso da una complessa operazione di 'trasporto' a Genova.
"Non è pertanto condivisibile - scrive la Suprema Corte nel verdetto 29508 depositato ieri - la conclusione cui è pervenuta la Corte di Appello quando ha affermato" che la condotta di deturpamento, punita dall'art. 734 cp, "non si è esaurita con l'impatto della nave sugli scogli, ma è proseguita per tutto il periodo di attività di rimozione del relitto, attività che, per la sua oggettiva complessità, aveva comportato una modificazione costante dell'equilibrio paesaggistico fino alla totale rimozione della nave". Secondo gli 'ermellini', la Corte fiorentina "non ha colto che quella condotta era insuscettibile di permanenza, essendosi completamente esaurita, e nulla di concretamente esigibile avrebbe potuto fare l'imputato per farla cessare". "Da ciò consegue che il reato deve ritenersi istantaneo e quindi consumato in data 13 gennaio 2012, sicchè la prescrizione è maturata in data 13 gennaio 2017, ossia dopo la pronuncia della sentenza di primo grado (22 dicembre 2016) e prima della pronuncia d'appello (5 maggio 2018)".
Così per Schettino è scattata la prescrizione. Invece per l'armatore Costa, come responsabile civile, ci sarà un appello bis in sede civile per la mancanza di un atto di notifica al difensore, avvocato Marco De Luca. Il difetto è stato rilevato dalla Cassazione.

09-07-2019 18:22:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA