GIOVEDÌ 28 OTTOBRE 2021




Torre del Greco

Si riapre il caso Deiulemar, arrestati i fratelli Della Gatta a capo dell'impero che ha messo in ginocchio 13mila risparmiatori

I due sono accusati di avere investito capitali in una società intestata ad un terzo imprenditore

di Redazione
Si riapre il caso Deiulemar, arrestati i fratelli Della Gatta a capo dell'impero che ha messo in ginocchio 13mila risparmiatori

Dopo quattro anni da un crack che ha impoverito migliaia di famiglie a Torre del Greco, sono stati arrestati i capi dell’impero finanziario che ha innescato il terremoto nelle cui macerie c’ ancora molto da scavare. Angelo e Pasquale Della Gatta i due fratelli al vertice della Deiulemar all’epoca del crollo da questa mattina sono in carcere. La Guardia di Finanza ha arrestato, su disposizione della Procura di Torre Annunziata i due imprenditori Angelo e Pasquale Della Gatta in quanto avrebbero continuato ad investire ingenti capitali in una società intestata formalmente ad un'altra persona. Questo mentre le vittime del crack ancora aspettano di essere risarciti del danno ricevuto, piccoli risparmi di una vita, pensioni messe nelle mani sbagliate. I due ex titolari della "Deiulemar", società armatrice e compagnia di navigazione fallita nel maggio 2012, nella quale avevano investito circa 13 mila risparmiatori sono così finiti nuovamente nei guai.
Con loro è stato arrestato un imprenditore, Dante di Francescantonio, residente in provincia di Verona.
Nei confronti dei fratelli Della Gatta è stato eseguito un sequestro preventivo di beni per 500 mila euro.
Ai fratelli della Gatta - titolari (con le famiglie Iuliano e Lembo) della "Deiulemar" - e condannati nel 2014 per bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale, la Procura di Torre Annunziata ha contestato di aver dato vita ad una società di fatto, accertata in sede giudiziaria e dichiarata a propria volta fallita.
Gli imprenditori - secondo quanto emerso dalle indagini della Guardia di Finanza di Torre del Greco - avrebbero continuato a disporre di ingenti risorse, investite nella acquisizione del 50% di una società immobiliare che opera nel salernitano amministrata di fatto da Francescantonio, ed avrebbero per interposta persona disposto di beni mobili.
Una "Audi 3", una "Smart", ed una "Yamaha T Max" erano state intestate a terzi senza dare notizia della disponibilità di tali beni e della liquidità finanziaria alla curatela fallimentare.

15-07-2016 12:09:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA