MERCOLEDÌ 19 GENNAIO 2022




La tragedia

Si uccide per i video hard diffusi sul web, condannata a pagare 20mila euro per la sua battaglia contro i social

La procura di Napoli apre un'inchiesta per istigazione al suicidio

di Redazione
Si uccide per i video hard diffusi sul web, condannata a pagare 20mila euro per la sua battaglia contro i social

Quei video hard le avevano rovinato la vita. Eppure Tiziana aveva provato a reagire, a difendersi. Perso il lavoro per quelle immagini che la riprendevano mentre faceva sesso, aveva cambiato nome e città. Ma sui social quelle immagini rubate alla sua vita privata dall’uomo che l’aveva tradita, rubandone l’ingenuità, continuavano a girare. La causa fatta per il diritto all’oblio Tiziana l’aveva vinta solo parzialmente e comunque il giudice l’aveva condannata a pagare ventimila euro, le spese dei legali di motori di ricerca multinazionali. Lei che ormai non aveva più nulla. Adesso che si è tolta la vita, impiccandosi con un foulard nella casa in cui viveva con la madre, un altro magistrato ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio. Fino alla sua decisione di farla finita la sua battaglia per rimettersi in piedi aveva finito per crearle ancora altri problemi. Considerati forse insopportabile da una giovane trentenne che si era vista rovinare la vita, perseguitare per avere riposto la sua fiducia nelle mani sbagliate. Da un lato il giudice le aveva dato ragione obbligando alcuni social, come Facebook, a rimuovere video, commenti, apprezzamenti e al pagamento delle spese per una cifra pari a 320 euro. Dall'altro lato, però, la donna di 31anni che si è suicidata dopo che i video hard che la ritraevano erano finiti a suo insaputa nel web, era stata a sua volta condannata a rimborsare le spese legali a cinque siti per, complessivamente, circa 20mila euro. Si legge questo nella decisione del giudice sul provvedimento di urgenza chiesto dalla 31enne per la rimozione dai siti web dei video hard. è stata depositata lo scorso 8 agosto. Il giudice Monica Marrazzo aveva accolto parzialmente le richieste stabilendo che per alcuni motori di ricerca e altri siti, che avevano già provveduto alla rimozione delle immagini e dei commenti, l'azione era da respingere. La domanda, invece, era stata accolta nei confronti di Facebook e di altri soggetti ai quali veniva imposta l'immediata rimozione di ogni post o pubblicazione con commenti e apprezzamenti riferiti alla donna. Per quanto riguarda, poi, le spese il giudice aveva condannato Facebook ed altri tre soggetti al pagamento di 320 euro ciascuno per esborsi e 3645 euro per compensi professionali.
La ricorrente era stata condannata al rimborso nei confronti di Citynews, Youtube, Yahoo, Google e Appideas di 3645 euro, per ciascuno, per le spese legali oltre al rimborso delle spese generali nella misura del 15%. Troppo per lei, che ieri l’ha fatta finita con la prima cosa avuta a portata di mano. Impiccandosi con un foulard. 

14-09-2016 15:29:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA