GIOVEDÌ 23 SETTEMBRE 2021




Scavi di Pompei

Statue e tesori recuperati ai ladri d'arte, ma il più fotografato è un ermafrodita falso

Inaugurata la mostra Corpo del reato: 170 reperti nell'Antiquarium

di Redazione
Statue e tesori recuperati ai ladri d'arte, ma il più fotografato è un ermafrodita falso

E' impossibile restare indifferenti davanti alla bellezza dei 170 reperti della mostra 'Il corpo del reato' nell'Antiquarium degli Scavi di Pompei. Tra i vasi decorati, utilizzati in epoca romana durante i banchetti, le piccole brocche dipinte finemente di nero, i boccali e i contenitori in vetro per custodire preziosi unguenti, spicca un busto bianchissimo di un ermafrodita. Né volto, né gambe ma il corpo sembra di una giovane donna dai seni appena accennati, vita stretta e fianchi rotondi, ma con portentosi genitali maschili. Ebbene, proprio questo busto è un clamoroso falso. Ed è il più fotografato. Luana Toniolo, l'archeologa che ha curato l'allestimento della mostra, spiega: "Che sia un falso si ricava dall'analisi della fattura dei capelli e dei peli del pube, scolpita in riccioli". Secondo solo al mercato della droga, quello dei falsi archeologici e artistici oggi è un vero e proprio business illegale. Il corpo del reato è il suggestivo titolo della mostra allestita nell'Antiquarium degli scavi di Pompei dove si possono ammirare alcuni preziosi oggetti dell'infinito patrimonio archeologico saccheggiato dai tombaroli che hanno immesso sul mercato clandestino una enorme quantità di oggetti dal valore inestimabile, finiti persino in collezioni di musei internazionali come il Getty a Los Angeles e il Metropolitan di New York, tra il 1970 e il 1990.
L'esposizione raccoglie materiale di vario genere, circa 170 reperti (ceramiche, crateri, statue, depositi votivi, persino falsi archeologici)dal IV secolo all'età romana, da lungo tempo custoditi nei depositi di Pompei e di recente svincolato, ora reso fruibile ai visitatori.
La mostra è stata inaugurata questa mattina da Massimo Osanna, direttore generale della Soprintendenza di Pompei, con il generale dei Carabinieri, Luigi Curatoli, Direttore del Grande Progetto Pompei, e Carlo Spagna, Magistrato delegato all'ufficio Corpi di Reato del Tribunale di Napoli.
Ultimamente si è calcolato che i reperti archeologici immessi sul mercato dai trafficanti sono falsi per circa due terzi del loro volume. Falsi perfetti, o quasi, realizzati da artigiani e rifilati attraverso un'efficiente rete di canali, ai collezionisti privati e ai mediatori stranieri. Ad ogni sequestro, i tecnici delle Soprintendenze si impegnano così a valutare l'autenticità degli oggetti custoditi clandestinamente, cercando di riconoscere la contraffazione sulla base degli errori che, involontariamente, il falsario può avere compiuto seguendo gli stili e gli usi del tempo antico. Nei laboratori dei falsari si rifà tutto: bronzi, ceramiche dipinte, monete, statue. Per soddisfare la richiesta di realizzano "falsi inediti"o rielaborati da oggetti veri; i falsi vengono poi venduti singolarmente o mescolati insieme a qualche pezzo autentico.

16-12-2016 17:28:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA