DOMENICA 23 GENNAIO 2022




La storia

Un terremotato lucano senza casa dal 1980: "La mia vita in un container"

In roulotte dopo il sisma: "Oggi sogno ancora una abitazione vera"

di Redazione
Un terremotato lucano senza casa dal 1980:

Era domenica sera, in televisione stavano trasmettendo ancora in differita del derby d'Italia Juventus Inter quando la terra tremò per oltre un minuto con epicentro fra l'Irpinia e la Basilicata.
Allora Mario e Angelina, poco più che ventenni, erano due fidanzati che passeggiavano nel centro di Potenza, rimasero feriti da un crollo provocato dal terremoto di magnitudo 6.8, ma per fortuna salvarono.
Oggi, 36 anni dopo, sono marito e moglie, hanno due figlie, ma non hanno ancora una casa "vera".
Perché Mario e Angelina La Terza, dopo i primi mesi trascorsi in ospedale, non ha più fatto rientro in una casa "vera"; all'inizio hanno dormito in auto, poi in una roulotte e infine per diverso tempo, in un container.
Solo alcuni anni dopo, i coniugi La Terza hanno ottenuto un prefabbricato a Bucaletto, alla periferia di Potenza in quella che oggi chiamano "la Cittadella di casette in legno" uno dei simboli pegiori che ancora esistono e risistono da quel lontano terremoto del 1980.
"Passare dal piccolissimo container a un prefabbricato di quasi 50 metri quadrati, mi sembrava allora un grande passo in avanti in attesa di una sistemazione definitiva - racconta Mario - peccato però che oggi la mia famiglia viva ancora qui in questo prefabricato dove il caldo è asfissiante e d'inverno a nulla valgono le stufette per ripararsi dal freddo che nelle nostre terre si fa sentire".
Mario va con il pensiero prima alle popolazioni del Centro Italia così duramente colpite in questi giorni e poi ritorna a quel maledetto 23 novembre di 36 anni fa: "Angelina e io rimanemmo feriti e furono diversi i mesi che trascorremmo in ospedale. Poi la mia casa fu dichiarata inagibile, così come quella  dei miei genitori era pericolante. Da quel momento in poi cominciò la sua storia infinita, una storia che nel tempo ha fatto tanta paura ai terremotati che sono rimaste in questi anni vittime del sisma in più parti del nostro martoriato Paese; una storia comune fatta di automobile, tenda, roulotte dino al container, dove ovviamente stavo meglio che nella roulotte, ma lo spazio era davvero troppo poco per una famiglia che cresceva".
Nel tempo, molto tempo dopo, l'assegnazione di un prefabbricato a Bucaletto fu accolta con entusiasmo. "Non era una casa vera, ma almeno in 50 metri quadrati si poteva vivere molto meglio" continua Mario La Terza.
"Oggi sulla base della della mia esperienza mi sento di dare un consiglio a chi ora vive la terribile esperienza del terremoto. I container e i prefabbricati sono corpi vuoti senz'anima, anonimi; er farli diventare casa bisogna creare fin dai primi momenti un ambiente più familiare, almeno noi abbiamo fatto così anche se vivere qui, in un prefabbricato di legno, è diventato quasi impossibile, soprattutto perché in questa zona della città la situazione è pessima, in particolare per gli aspetti igienico sanitari.
 Il Comune di Potenza ha avviato l'opera di abbattimento dei prefabbricati non più abitati: in quelli ancora occupati sono poche le famiglie "terremotate" ma in tutto il quartiere di Bucaletto il disagio è evidente. Forse noi, a Potenza, ci siamo cullati troppo sulla possibilità di vivere a Bucaletto; trent'anni fa poteva andare bene, ma oggi proprio no. E allora l'altro consiglio, quello più importante, che lanciamo dalla Basilicata al Centro Italia è quello di lottare, fin da subito, per avere, il prima possibile, una casa, ma una casa vera".

01-11-2016 18:07:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA