DOMENICA 05 DICEMBRE 2021




L'inchiesta

Vico Equense, semina il terrore con le bombe e confessa: "Costretto dal mio capo"

Pasquale Cioffi, 35 anni, autore del raid su mandato di Michele Ferraro

di Redazione
Vico Equense, semina il terrore con le bombe e confessa:

Ha messo la bomba davanti al garage del padre di un imprenditore edile non sapendo che a riprenderlo c'erano le telecamere. Un video che registra ogni momento del piano messo in pratica su ordine dell'imprenditore per cui lavorava contro un concorrente di cui sbarazzarsi con intimidazioni e violenze. “Sono stato costretto altrimenti mi licenziavano”. È la tesi che Pasquale Cioffi ha provato a fare credere agli inquirenti, quando ha confessato di essere l’autore di uno degli atti intimidatori che tra gennaio e febbraio hanno terrorizzato Vico Equense. Il piccolo comune diventato “teatro di una inquietante attivita’ di intimidazione di natura estorsiva nei confronti di una ditta di costruzioni”, scrive il gip Emma Aufieri nell’ordinanza che ha portato agli arresti domiciliari l'operaio a cui lo scorso inverno fu dato mandato di compiere il raid. Una sequenza di una serie di violenze per ottenere che un imprenditore concorrente si terrorizzasse al punto di non partecipare più ad appalti e opere private. Cioffi, 35 anni, e’ il terzo destinatario di una misura cautelare che, a luglio, aveva portato in carcere Michele Ferraro e Rosario Salan. Il primo imprenditore edile, appartenente ad una nota famiglia di costruttori e il secondo suo braccio destro. Finiti nei guai per le bombe carta e le minacce alla vittima con l’obiettivo di bloccare l’esecuzione dei lavori di rifunzionalizzazione dell’ex convitto dei padri Carmelitani Scalzi a Montechiaro. Cosi’ la notte tra il 21 e il 22 gennaio, all’esterno del cantiere, andava in fiamme un camion. Quattro giorni dopo venivano effettuate due telefonate anonime, dai toni minacciosi, al direttore dei lavori e al fiduciario della societa’. La notte del 31 gennaio veniva danneggiato il portone d’ingresso dell’hotel Torre Barbara, di proprietà della vittima. In questo caso fu piazzato uno ordigno artigianale che ne distrusse l’entrata. Un'altra bomba esplose il 17 febbraio in via Avellino: questa volta fu preso di mira il garage di proprieta’ del padre del titolare della ditta. Il 26 gennaio furono fatte due telefonate al fiduciario della ditta, erano i due arrestati a luglio, che furono individuati da una telecamera nella stazione della Circumvesuviana, da dove partirono le telefonate minatorie. “Pronto buongiorno, statemi a sentire, dite al vostro capo che si deve fare vivo per quell’offerta a Vico Equense, va bene? Lui lo sa, altrimenti poi ce la prendiamo anche con voi. Senno’ fate la fine del camion”.

03-10-2019 00:19:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA